Brancolini, un’eleganza alla modenese che dura dal 1938
Tre generazioni al lavoro, dal banco in piazza XX Settembre alle vetrine di corso Canalchiaro
MODENA. Dal banco dell’anteguerra alle sfide del terzo millennio. La famiglia Brancolini si prepara a festeggiare ottant’anni di attività nell’abbigliamento.
«Oggi è più difficile di ieri», ha ammesso Franco. Modenese doc («sono nato a trenta metri dal Duomo», ha ricordato con orgoglio), è il figlio di Duilio e Bruna. Sono i protagonisti da cui è partito tutto. Era il 1938. «Mia madre faceva la commessa presso un certo “Sandrino” - ha ricordato l’uomo - che aveva un negozio molto conosciuto in piazza XX Settembre. A un certo punto s’è messa in proprio con un banco tipico, come quelli che c’erano allora in piazza. Dal 1938 al 1943 l’attività è stata lì, poi si è spostata sotto il palazzo di giustizia».
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I tempi sono mutati e ora al posto dell’edificio c’è una banca. Eppure, Franco ricorda perfettamente il luogo in cui si trovava l’attività: a circa dieci metri dalla statua della piazza. «Allora la statua non era lì - ha ripreso il contitolare - ma è stata spostata dopo».
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Lui è nato subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. C’è una foto, in bianco e nero, che lo ritrae in culla a pochi metri da dove i genitori avevano l’attività.
«In centro non si sono visti i segni della guerra - ha ricordato Franco - i bambini potevano correre e muoversi. Si scivolava in strade con scatole di cartone. Passavano personaggi come “l’uomo dei krapfen”. C’era in piazza il venditore di angurie. La vita era più semplice, ma forse più piacevole. Il progresso comporta certe privazioni».
Mentre cresceva, l’attività dei genitori andava avanti. «Quando fu abbattuto il palazzo di giustizia - ha ripreso la fonte storica - si sono ritrovati a dover ricorrere a un locale vicino. L’unico disponibile era in piazzetta Servi, dove ha continuato fino adesso. Il negozio inizialmente era un vano, poi mia madre è riuscita a trovarne altri tre. I miei genitori, intanto, erano già conosciuti».
Ha iniziato come collaboratore, finendo per rilevare l’attività. «Abbiamo visto varie crisi - ha garantito Franco - ma non le abbiamo sentite più di tanto. Quella attuale la sentiamo anche noi, pur essendo storici».
Il testimone è ora condiviso con il figlio Duilio. «Sono entrato come dipendente nel 1988 - ha esordito l’uomo, stesso nome del nonno - nel 2006 sono diventato socio. Dall’inizio a oggi è diversa soprattutto la pressione fiscale. Allora c’era un’Italia che nasceva, si sentiva la ripresa economica e le persone avevano bisogno di tutto».
Se l’attività s’è sdoppiata, il testimone generazionale potrebbe saltare un passaggio. «In corso Canalchiaro abbiamo spostato le collezioni uomo nel 1990 - ha concluso Duilio - prima c’era la parte donna. I miei figli non so se continueranno l’attività. Per ora giocano a calcio, se vorranno seguire le impronte familiari dovranno dimostrare di essere all’altezza».
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