«Il museo del Duomo ci rende orgogliosi»
Davoli, consigliere dell’impresa: «Uno scrigno che contiene capolavori d’arte conosciuti in tutto il mondo». Le difficoltà di un cantiere tra opere fragili
«Abbiamo realizzato progetti importanti in tante parti d'Italia, ma nel consegnare il nuovo museo dell'Opera del Duomo di Firenze sentiamo di essere entrati nella storia mondiale: quello scrigno ci rende noti dappertutto visto che parliamo di capolavori d'arte di ogni tempo. Siamo davvero orgogliosi». Parole di Roberto Davoli, consigliere delegato della Cmb di Carpi che negli ultimi tre anni ha realizzato, con una “commessa” da 12 milioni di euro, il museo della cattedrale fiorentina. Uno dei principali del mondo. Ne abbiamo parlato con Davoli, con il direttore del cantiere Tommaso Cacciaguerra e con il capoprogetto Claudio Camellini. «La nostra cooperativa - spiegano - è entrata nel cuore di Firenze e oggi lo possiamo dire: realizzare questo progetto è stato entusiasmante, ma non è stato semplice. Basti pensare che abbiamo dovuto affrontare nel 2014 e quest'anno due cicloni che hanno fatalmente rallentato i lavori, ma in questo caso il cantiere è stato perfetto perché c'era unione tra il committente e i progettisti Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni architetti. La città non si è praticamente accorta che stavamo lavorando con un megacantiere in pieno centro storcio e non c'è stato, a parte un piccolissimo incidente, nessun infortunio sul lavoro. Abbiamo dovuto fare passare dei bilici a due passi dal Duomo e abbiamo montato una grande gru a 70 centimetri dalla cupola del Brunelleschi». Tecnici e operai carpigiani, insieme a tanti lavoratori da tutta Italia, hanno operato per realizzare la “casa” di capolavori come la Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, sculture di Donatello (la Maddalena e la Cantoria), Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Luca della Robbia, Andrea del Verrocchio. Il museo dell'Opera ospita uno dei capolavori più noti di Michelangelo, la Pietà Bardini. «Ci è stato chiesto - spiegano i vertici della Cmb - di realizzare la nuova collocazione della Pietà che era conservata in antico in Duomo, scolpita nel 1547-1555. Tutti noi, e i due capicantieri Luca Menani e Giovanni Freda, abbiamo sentito la responsabilità forte: la Pietà prima era in una nicchia in altra parte del museo e abbiamo dovuto imbragarla per il trasporto. L'abbiamo posizionata su un basamento di mattoni rivestito in pietra». Un'altra opera: «Abbiamo ricostruito, nel salone che immette all'area delle cantorie, il noto Arco Bandelliano: l'abbiamo ricostruito quasi ex novo, partendo dai pochi pezzi originali che erano conservati in alcune cassette. Le porzioni strutturali sono realizzate in mattoni e le modanature sono in gesso, è un'opera importante perché era in Duomo fin dal XVI secolo». Il cantiere fiorentino, concludono Davoli, Cacciaguerra e Camellini è stato importante anche dal punto di vista della sicurezza: «Si tratta del progetto “Sicuri per cantiere” che è divenuto anche un libro e un dvd pubblicati dal Mulino di Bologna e per il quale abbiamo ottenuto una lettera di encomio dall'ex presidente della Repubblica Napolitano. La finalità è coinvolere sul tema della sicurezza tutte le figure che agiscono nel cantiere».
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