In un libro i discorsi del vescovo scomparso
Cinque anni di omelie, discorsi e prediche per ricordare ai fedeli modenesi la figura di un presule scomparso troppo presto. A pochi mesi dalla morte dell’ex vescovo Antonio Lanfranchi, Artestampa...
Cinque anni di omelie, discorsi e prediche per ricordare ai fedeli modenesi la figura di un presule scomparso troppo presto. A pochi mesi dalla morte dell’ex vescovo Antonio Lanfranchi, Artestampa pubblica l’opera omnia del presule, dal suo insediamento nel gennaio 2010, dopo la nomina di papa Benedetto XVI che lo trasferisce a Modena dalla diocesi di Forlì.
La parabola della sua vita, almeno nel tratto modenese, ritorna vividamente davanti agli occhi quando si rileggono i suoi appelli, le omelie solenni come quelle per il Natale. «Occorre contemplare con gli occhi della fede» è un messaggio che ricorre di frequente nelle sue esortazioni. Nelle 384 pagine del volume c’è anche la sezione dedicata alla storia per immagini, la galleria con le foto dei momenti più significativi del suo episcopato. Ci sono le celebrazioni in Duomo di fianco alla tomba di S.Geminiano ma anche le messe nel salone dei vigili del fuoco e quelle all’aperto, al palasport con i giovani piuttosto che con i boy scout.
La prefazione è stata scritta dal suo successore, mons. Erio Castellucci.
«Per presentare gli scritti di monsignor Lanfranchi - scrive - ora riuniti in un unico volume a uso dei fedeli, del clero e di quanti vorranno ripercorrere la sua esperienza pastorale, non vi sono probabilmente parole migliori che quelle riservate dal Concilio Vaticano II al ministero episcopale: “Tra i principali doveri dei vescovi – scrivono – eccelle la predicazione del Vangelo. I vescovi predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, la fanno fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro gregge gli errori che lo minacciano”. Le riflessioni del vescovo Lanfranchi restano attuali».
«Siamo certi - conclude - che consentiranno di scoprire la sensibilità della sua figura, e a chi ha avuto la gioia di averlo come pastore di trovare nuovo slancio per vivere il Vangelo. Chi non lo ha conosciuto può capire la sensibilità della sua figura, e chi ha avuto la gioia di averlo accanto potrà ricevere nuovo slancio per vivere il Vangelo e portarlo nel cuore ».
“Apparteniamo a Cristo, non a noi stessi” fece scrivere Lanfranchi sul suo stemma episcopale e questa è sempre stata la sua direttrice, sin da quando si laureò nel 1977 a Roma alla Pontificia Università Lateranense e nel Pontificio Ateneo Salesiano, rispettivamente in teologia biblica e in scienze dell'educazione.
Il doppio registro della contemplazione e della mistica unita alla concretezza della pastorale verso i giovani, che lo portarono a diventare assistente nazionale dei giovani di Azione Cattolica, è sempre presente nei suoi discorsi. Il libro è un modo utile e pratico per accostarsi alla sua figura. (s.c.)
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