Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Modena, un amore che dura da 20 anni e che... sa di buono

di SERGIO ARCURI
Modena, un amore che dura da 20 anni e che... sa di buono

I profumi della città mi hanno subito conquistato Poi la gente. Ed ora la porto sempre nel cuore

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di SERGIO ARCURI

Modena l’ho letteralmente respirata. Per questo a distanza di vent’ anni la porto ancora dentro di me. L’ho respirata perché il primo giorno in cui arrivai da Latina, sentii un profumo particolare nell’aria che si spandeva sotto i portici che portavano all’Accademia. L’olfatto è il senso più evocativo che abbiamo. Un profumo ti colpisce all’improvviso e fa riaffiorare reminiscenze di cui avevi perso memoria, lasciandoti un po’ stordito. Anche la nebbia aveva un suo odore particolare, filtrato dal mantello nel quale ci avvolgevamo per tornare dalla libera uscita pomeridiana, così come l’odore pungente dell’aria gelida che senti quando cammini sotto i portici, in quelle giornate di freddo pungente con il cielo terso. “Questa è la città in cui mi piacerebbe vivere per sempre”- fu il mio primo pensiero. Ero appena diventato maggiorenne quando riuscii ad entrare all’Accademia Militare, era il 1992.Mio fratello aveva già intrapreso questa carriera e mio papà convinse anche me ad indossare la divisa e a conseguire la laurea in ingegneria. La prima sensazione che mi pervase passeggiando per Modena, fu quella di grande benessere. La città era piccola, ma funzionava tutto. La gente era gentile e rispettosa, anche con noi che eravamo poco più che ragazzini. I gestori della tabaccheria di via Emilia Centro a due passi dalla Ghirlandina dove andavo a comprare le schede telefoniche, erano persone di una cordialità indimenticabile. A Roma per avere l’attenzione del tabaccaio devi fare di tutto perché o sta leggendo, o sta guardando la tv, invece entravi lì e subito ti salutavano come se fossi un adulto, cosa alla quale noi ragazzi non eravamo abituati. I ristoranti erano una delle nostre mete preferite. Stando tutto il giorno in Accademia non avevamo grandi occasioni di uscire, ma eravamo pieni di soldi perché prendevamo un buonissimo stipendio per l’epoca e per la nostra età, e non riuscivamo a spenderli.

Quelle rare sere in cui ci era concesso uscire, andavamo a cena, da Fini che per noi era davvero darsi un tono. Andavamo in giro per ristoranti a mangiare di tutto e di più. Ricordo il profumo dello gnocco fritto di Ermes ancora oggi. Ancora più raramente andavamo a ballare al Picchio Rosso, solo una volta all’anno e precisamente il martedì grasso quando potevamo rientrare alle 2 invece che alle 22.15. La gente entrava e noi uscivamo, ma era comunque la sera più bella dell’anno. Ho passeggiato tantissimo. Quando al pomeriggio uscivo dall’Accademia e imboccavo via Farini la vista di tutta questa gente che passeggiava per il centro, che andava in bicicletta (un altro segno di grande civiltà che ci stupiva, perché noi non saremmo mai andati in bici con quel freddo), mi donava una grande sensazione di benessere, di tranquillità. Me la sono vissuta tanto a piedi Modena. Camminavo e camminavo, non solo sotto i portici per le vie del centro, lungo i viali, mi piaceva perdermi nelle piazzette che di tanto in tanto si aprono all’improvviso sul tuo cammino. Sentivo l’affetto che Modena ha sempre avuto verso i cadetti anche nelle piccole cose: una volta durante un percorso di guerra, mi infortunai ad una spalla, mi dovettero portare al Policlinico e i medici si prodigarono per farmi tornare al più presto in Accademia. Anche il mio legame con il teatro ha origine a Modena: il Comunale metteva alcuni biglietti a disposizione per noi cadetti, io non ero mai andato a vedere nessuna rappresentazione e una sera restai folgorato da una commedia di Goldoni che piantò in me il seme della recitazione che germogliò solo più in là negli anni. Ma fu tutta l’atmosfera di quella sera a prendersi un posto d’onore tra i miei ricordi più cari, con le persone eleganti, noi in uniforme e la bellissima architettura del Vandelli. La vita mi ha portato altrove, ma torno sempre con immenso piacere anche se, a volte, solo con la mente.

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