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Il soccorritore: «Era in un lago di sangue»

Il soccorritore: «Era in un lago di sangue»

Vignola. Gabriele Muccini: «Dopo l’aggressione mi ha suonato il campanello chiedendomi aiuto»

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VIGNOLA. Si possono compiere imprese eroiche anche in un mercoledì notte di novembre nella piccola e stretta via Cappuccini di Vignola. E’ il caso di Gabriele Muccini, 80enne residente proprio in questa via, che ha soccorso e portato subito all’ospedale Luciano Pancaldi, pochi istanti dopo che questi era stato accoltellato. «Ero a letto – ha raccontato Muccini, ancora comprensibilmente sconvolto per tutto l’accaduto – e a un certo punto ho sentito suonare il campanello di casa. Guardo chi è e a questo punto ho visto Luciano, persona che conosco bene, che mi diceva: “Vieni giù, mi hanno aggredito, portami all’ospedale!”. Perdeva molto sangue. Io allora ho preso la mia vecchia Ford Fiesta e lui è montato subito in macchina. Durante il breve tragitto che separa casa mia dall’ospedale di Vignola, Luciano continuava a dirmi: “Dai, dai dai! Sto morendo! Portami all’ospedale!”. In ospedale poi, vista la situazione, lo hanno subito soccorso. Io non gli ho chiesto nulla riguardo a ciò che gli era accaduto, l’ho solo portato all’ospedale. Poi, nella stessa notte, sono stato in caserma dai carabinieri, che mi hanno ascoltato e hanno fatto il verbale. Quando sono tornato a casa, ero ancora molto impressionato e non sono riuscito a dormire».

Almeno in apparenza, non sarà semplice il lavoro degli inquirenti. Al momento, infatti, non sembrano esserci testimoni oculari dell’accaduto.

L’aggressione al 74enne vignolese è infatti avvenuta in una via stretta e a senso unico, sempre poco trafficata anche durante gli orari di punta. Tanto meno, naturalmente, verso le 22 di quella che doveva essere una tranquilla serata autunnale in provincia.

I primi a giungere sul posto sono stati agenti del Corpo Unico di polizia municipale, che hanno poi chiamato i carabinieri. Altre testimonianze, intanto, parlano di Luciano Pancaldi come di una persona molto ben voluta, che dopo avere raggiunto la pensione aveva trovato l’hobby di commerciare qualche opera d’arte, soprattutto quadri, prodotti anche da artisti locali. Un motivo in più, insomma, per chiedersi il perché di tutto questo. Gli stessi vicini di casa di Luciano, sono rimasti scossi dopo avere appreso la notizia dell’accoltellamento. Qualcuno lo aveva visto uscire di casa, come sempre, anche nella giornata in cui poi sarebbe stato accoltellato. E non c’erano assolutamente segnali che qualcosa sarebbe potuto andare storto. L’altra sera, in via Cappuccini, sul luogo dell’aggressione è rimasto per ore il suo cappello, oltre a diverse chiazze di sangue. Che, ora, reclamano giustizia.

Marco Pederzoli

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