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«A pochi metri dalla strage Parigi è ancora sotto choc»

di Daniele Montanari
«A pochi metri dalla strage Parigi è ancora sotto choc»

La moglie del sindaco di Frassinoro in Francia per assistere la madre malata Patricia Liegeois: «Momenti terribili ma io cerco di riprendere una vita normale»

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FRASSINORO. «È stata una notte orribile, i morti erano a poche centinaia di metri da noi e ora viviamo la psicosi collettiva di una città sotto choc. Siamo usciti dai locali e ci siamo riversati in strada, non capivamo cosa stesse succedendo. E' passata una settimana, ma quelle immagini sono sempre lì. E quasi ci vergogniamo di essere vivi quando incontriamo chi ha perso parenti o amici». Il dramma di Parigi arriva fino a Frassinoro, perché a viverlo in prima persona è stata Patricia Liegeois, moglie francese del sindaco Elio Pierazzi, nella capitale in quei giorni fatidici per stare vicino alla madre malata. La sera del 13 novembre era in un ristorante in Rue de la Roquette, una laterale del Bloulevard Voltaire: la strage del Bataclan è avvenuta a poche centinaia di metri. «Ci hanno detto di andare subito a casa, che bisognava chiudere il ristorante – ricorda al telefono - poi in strada abbiamo saputo degli attentati e siamo stati tutti scioccatissimi non sapendo quanti erano stati e quanti i morti, le informazioni erano molto confuse. Tutti abbiamo chiamato i nostri parenti e amici per chiedere come stavano. Io ho sentito mio figlio che era a cena con amici in un altro ristorante e mi ha risposto che lì avevano detto a tutti di mettersi in fondo al locale e di non muoversi. Era molto spaventato, ma stava bene. Ho amici invece che piangono morti». «L'ho chiamata subito – racconta Pierazzi – non riuscivo a credere a quello che stava succedendo. E' stato un sollievo incredibile quando ho sentito la sua voce: mi ha detto che stava bene, ma ha vissuto una notte infernale, perché si trovava a due isolati dal teatro dove è avvenuta la mattanza. Il dopo è durissimo, ma cerchiamo assieme di viverlo con serenità, sapendo che nella vita c'è un destino. Presto comunque dovrebbe tornare qui». La città sta tentando di ritornare alla vita, ma la ferita è ancora aperta: «Non c'è un posto in cui, entrando, non ti fanno aprire la borsa o il cappotto – sottolinea Patricia – i grandi negozi dicono che stanno perdendo tantissima clientela. Venerdì ho comprato un biglietto per uno spettacolo e la persona che me li ha dati mi ha detto che stanno rimborsando quasi tutto. Quando salgo sulla metropolitana non posso fare a meno di guardare bene chi mi trovo attorno ed è così per tutti. Vado spesso in farmacia per mia mamma e mi dicono che è aumentato a dismisura il consumo di sonniferi e antidiarroici: la gente vive nella psicosi». Nonostante tutto, la sensazione è che ci vorrà tempo, ma il popolo parigino si rialzerà: «Sul quotidiano Liberation, pubblicano ogni giorno le biografie delle persone morte: è straziante vedere quei volti sorridenti e con tanta fiducia nel futuro. Ma le leggo sempre volentieri, perché credo che ripensare a quanto era bella la vita prima può aiutarci a ripartire. Ho parlato proprio in questi giorni con un'agenzia immobiliare, preoccupatissima perché temeva un'ondata di vendite di appartamenti. Non è così: la gente vuole rimanere o perlomeno per adesso si pensa che rimarrà. Serve solo tempo per riprendersi». Da parte sua, c'è tutta la volontà di continuare una vita normale: «Non cambio i miei programmi, per adesso resto qui e ritornerò in Italia il 7 dicembre. Penso sempre a quello che è successo, ma esco di casa regolarmente e ho fiducia nella risposta del paese».

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