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I numeri bocciano il piano degli istituti di Modena

di Davide Berti
I numeri bocciano il piano degli istituti di Modena

La proiezione demografica per i prossimi anni dimostra che si rischiano di creare classi vuote e altre sovraffollate. Proteste corali da parte dei genitori per il metodo che è stato seguito per arrivare a queste scelte

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MODENA. Una cosa ancora rischia di essere non chiara nella battaglia che centinaia, migliaia se si contano le firme delle varie petizioni, di genitori modenesi stanno facendo per provare a convincere il Comune di Modena che la scelta degli istituti comprensivi è da rivedere.

Frequentando le assemblee, ascoltando le famiglie, parlando con le insegnanti un aspetto emerge sempre: nessuno dice no a prescindere agli istituti comprensivi come punto di arrivo dell’organizzazione scolastica modenese. Il problema è il come.

I NUMERI. E per capire il “come”, c’è chi, in questi giorni di trattative e proteste, ci ha fornito anche numeri piuttosto inequivocabili sul futuro delle scuole. Perché la battaglia dei genitori delle Lanfranco o delle Carducci, delle King o delle Rodari, tanto per citare scuole medie ed elementari attive in questi giorni di protesta, non è una battaglia di campanile, ma di strategia che riguarda tutta la città. Dal momento che è impossibile che il Comune abbia progettato i dieci istituti comprensivi (uno in più delle attuali nove scuole medie, la decima verrebbe creata con lo smembramento delle Lanfranco nella nuova Mattarella) senza guardare i numeri riguardanti il futuro prossimo delle scuole medie, il motivo è sempre più misterioso.

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CONCENTRAZIONE. Nella tabella che pubblichiamo insieme a questo articolo, infatti, vedete quella che sarà la concentrazione di alunni nelle dieci scuole medie che il Comune ha pensato, nuove Mattarella comprese, nei prossimi anni scolastici, calcolando il bacino di pertinenza, così come previsto dal Comune con la riforma che deve essere approvata dal consiglio comunale di giovedì prossimo.

I dati sono pubblici, visibili sul sito “scuola in chiaro” del Ministero dell’Istruzione, dove è bastato, con un lavoro certosino e meticoloso, sommare gli iscritti delle attuali quarte, terze e seconde elementari del Comune di Modena, per arrivare a capire cosa succederà da qui al 2020.

URBANISTICA. E il problema, più che scolastico, è proprio urbanistico, di strategia della città, di piano regolatore, di vedere come l’onda demografica della città insiste su alcune zone più che su altre, creando così squilibri notevoli nella nuova soluzione del Comune. Si tratta di dati certi basati sul numero degli attuali iscritti e non su proiezioni matematiche con margini di errore più ampi.

ESEMPI CHIARI. Alcuni esempi della tabella. Prendiamo il 2020: le Mattarella arriverebbero ad oltre 31 alunni di media per classe, cosa impossibile per legge, le Lanfranco sarebbero a 25 alunni, poi ci sarebbero scuole svuotate come le Ferraris (20,4 alunni), le San Carlo (19,5 alunni) e le Paoli (19 alunni in media per classe). Tutto questo calcolando le semplici iscrizioni dirette che arrivano dal medesimo comprensorio, senza calcolare chi può fare richiesta di trasferimento o, problema ben più grande sul quale il Comune non si è ancora espresso pubblicamente, la quota degli alunni delle scuole paritarie.

Si prenda, ad esempio, il caso delle Lanfranco, che ogni 100 alunni ne ha 17 provenienti da elementari paritarie che a Modena sono una realtà (Carovana, Madonna Pellegrina, Casa Famiglia, Figlie del Gesù, San Faustino, Sacro Cuore, Tommaso Pellegrini). Come si darà risposta anche solo, si fa per dire, a queste famiglie con bacini già così compromessi?

Sembra chiaro, insomma, che la proposta non abbia un suo equilibrio da qui a soli quattro, cinque anni. Il Comune non potrà nemmeno dire che modificherà lo stradario, dal momento che dal 2017, proprio grazie agli istituti comprensivi, accederanno automaticamente alle medie le scuole di bacino e i numeri sono già noti, come spiegavamo prima. E se la matematica non è una opinione, il problema è reale.

RITOCCHI DA FARE. Ecco che, forse, posta la valenza positiva degli istituti comprensivi se studiati bene, il ventilato rinvio di uno, due anni che un’ala del Pd aveva cercato di portare avanti non sarebbe poi stato così malsano. Anche solo per guardare questi numeri con calma. Se a questi ci aggiungiamo che i tre istituti comprensivi partiti meno di due anni fa sotto la gestione Querzè verranno riconfigurati, allora significa che un po’ di confusione c’è.

L’AFFANNO. Il nuovo polo Mattarella nasce dichiaratamente in affanno, in una scuola che parte come elementare (e il cui terzo stralcio di costruzione sarà assegnato nelle prossime settimane) e non come scuola media. È curioso pensare che genitori possano scegliere con grande tranquillità una scuola che non solo non esiste fisicamente - nei primi anni sarà ospitata dalle Lanfranco - ma non si conosce l’offerta formativa e il corpo insegnanti, tanto per fare un paio di esempi per capirci.

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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