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Terrore alla Metro: «Nascoste in un angolo pregando che finisse»

Terrore alla Metro: «Nascoste in un angolo pregando che finisse»

I testimoni sotto choc credevano fossero terroristi islamici. L’uomo che ha dato l’allarme: «Maneggiavano le armi con sicurezza»

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MODENA. «Erano in quattro, ci hanno urlato di non muoverci e di sdraiarci a terra. Noi ci siamo nascoste in un angolo aspettando che uscissero e poi siamo ritornate in corsia». Ancora in affanno e visibilmente emozionata una ragazza racconta le fasi concitate della rapina alla Metro.

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«Sembravano in divisa, quando li abbiamo visti entrare con il viso coperto da quel passamontagna abbiamo capito che era qualcosa di brutto» dice in fretta. Un altro testimone, quello che ha telefonato alla Polizia, si è ritrovato i rapinatori a pochi passi, ma dall’altra parte delle porte automatiche. Il capo coperto da un berretto di lana, cappotto scuro e i ricordi nitidi di chi riconosce le armi.

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«Ero appena uscito dopo la spesa con la famiglia, spingevamo il carrello - racconta - Ho visto un assembramento, sono entrati in gruppo ed erano vestiti tutti alla stessa maniera, con il “mefisto” sul viso che gli lasciava scoperti gli occhi. Lì vicino c’era un’Audi nera, station wagon, dei modelli più recenti con il motore acceso. Ho mandato via subito moglie e figlio, mettendoli al sicuro poi sono tornato sui miei passi ma quello che ra più indietro degli altri e che teneva sotto controllo l’atrio mi ha fatto segno di andar via, di levarmi dai piedi. Visto che erano armati mi sono allontanato e ho dato l’allarme al 113, ma sono restato in zona casomai passassero davanti o tentassero qualche manovra pericolosa.

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Non volevo che nessuno ci andasse di mezzo. In ogni caso sono fuggiti dopo una manciata di secondi, un tempo incredibilmente breve. Ho visto l’auto nera che andava a tutta velocità e mi sono riavvicinato. Dentro erano tutti sotto shock. Sono rimasto colpito dalle armi: mitragliette corte, come quelle in dotazione ai reparti speciali che maneggiavano con sicurezza».

Indizi sull’identità dei rapinatori? Nessuno, se si eccettua che parlavano un italiano senza influssi dialettali. (s.c.)

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