Padre Ibrahim racconta la sua Siria
“Mentre stavamo celebrando la comunione, una bomba è stata sganciata sulla cupola della chiesa. Le pareti tremavano, ondeggiavano da una parte all’altra e sono stati 50 secondi di puro terrore. I...
“Mentre stavamo celebrando la comunione, una bomba è stata sganciata sulla cupola della chiesa. Le pareti tremavano, ondeggiavano da una parte all’altra e sono stati 50 secondi di puro terrore. I volti delle persone intorno a me erano in preda al panico e si era sparso sangue. Eppure, sentivo la calma necessaria dentro di me, per continuare la celebrazione una volta capito che la gente stava bene, al di là dello spavento. E continuammo a fare la comunione in giardino”. Questo è soltanto uno dei toccanti episodi raccontati da padre Ibrahim Alsabagh, parroco di Aleppo, in Siria, un paese che sembra al confine del mondo, ma che in realtà è molto più vicino a noi di quanto non sembri, soprattutto dopo l’escalation terroristica. Un paese sprofondato nella guerra dal marzo 2011, sulla scia della primavera araba. L’occasione dell’incontro virtuale via skype con padre Ibrahim è avvenuto a Giurisprudenza di via San Geminiano, da un’idea dei ragazzi di gioventù studentesca in collaborazione con il giornalista Andrea Avveduto: sono stati almeno 400 i partecipanti in un’aula stipata. E tantissime sono state le domande rivolte a padre Ibrahim, soprattutto su come sia possibile mantenere la calma anche quando dal cielo, al posto della pioggia, piovono le bombe. «Sto perseguendo un cammino della fede, che passa sempre attraverso l’intelletto – ha aggiunto padre Ibrahim – e mi meraviglio di me stesso quando sgorga una calma interiore anche nei momenti più impensati. Non è mia la forza dell’amore, ma è il “contagio” di Dio: la sua vicinanza quotidiana mi trasmette questi valori, nonostante la sofferenza. Diventa innato reagire in modo diverso da quanto sarebbe spontaneo».
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