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rete imprese italia dopo sisma e alluvione

«Zone franche urbane manca ancora il decreto»

«Zone franche urbane manca ancora il decreto»

«Nonostante le ripetute e quasi giornaliere sollecitazioni e pressioni, il Ministero non ha ancora emanato il provvedimento sulle Zone Franche Urbane, che prevede l’esenzione dalle imposte per le...

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«Nonostante le ripetute e quasi giornaliere sollecitazioni e pressioni, il Ministero non ha ancora emanato il provvedimento sulle Zone Franche Urbane, che prevede l’esenzione dalle imposte per le imprese dell’area sisma ed alluvione per l’anno 2015. Questo ritardo mette per l’ennesima volta in difficoltà le imprese, già duramente colpite dalle calamità e dalla burocrazia sviluppatasi attorno alle procedure per l’accesso ai contributi per la ricostruzione».

Questo il secco commento di Giorgio Vecchi, presidente provinciale di Confcommercio e coordinatore pro-tempore di Rete imprese Italia (che riunisce Confcommercio, Fam, Confesercenti, Cna e Lapam Confartigianato), che già aveva lanciato il grido di allarme nei giorni scorsi, sollecitando governo, Regione ed enti locali a rendere più veloci le procedure per ottenere il disco verde sul provvedimento.

«Il 30 novembre - aggiunge dal canto suo Erio Munari, presidente provinciale Lapam Confartigianato - scadranno i termini per il secondo acconto delle imposte, cioè il 100% delle imposte sull’anno precedente. Al tempo stesso, visto che non ci sono più i tempi per la funzionalità del bando, i nostri imprenditori saranno costretti a prendere una decisione sul versamento degli acconti con il rischio concreto di incorrere in sanzioni nel caso in cui decidessero per il non versamento delle stesse».

«Solo in questi giorni - sottolinea Umberto Venturi, presidente provinciale della Cna - i Comuni hanno deliberato le perimetrazioni delle aree ZFU in cui prevedere le esenzioni: le stesse che noi avevamo sollecitato una settimana dopo la conversione in legge del DL 78 di fine agosto di quest’anno, tre mesi fa. Questo ritardo evidenzia quanto anche i Comuni abbiamo dovuto lavorare in condizioni di difficoltà e precarietà interpretativa».

«Inoltre - puntualizza Massimo Silingardi, presidente provinciale Confesercenti - in sede di conversione del decreto legge di cui parliamo erano rimaste fuori alcune importanti attività tra cui fornai, corniciai, pasta fresca, sartorie, fotografi, noleggio video, tipografie, legatorie, laboratori orafi, per citare i più importanti. Di conseguenza avevamo proposto un apposito emendamento che in Senato è stato respinto. Ma non abbiamo nessuna intenzione di indietreggiare, per cui ci adopereremo affinché sia riproposto, e questa volta passi, alla Camera».

«Ancora una volta siamo vittime della burocrazia - conclude Giorgio Vecchi - ma non abbiamo nessuna intenzione di abbassare la testa: non accettiamo da nessuno che si calpesti la dignità delle nostre imprese e continueremo a dare battaglia per vedere riconosciuti i nostri diritti».

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