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Modena. «Piano scuola frettoloso e superficiale»

di Davide Berti
Modena. «Piano scuola frettoloso e superficiale»

Istituti comprensivi, caso Lanfranco, paritaria: esaminate e bocciate le strategie della Giunta al centro delle polemiche

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Adriana Querzè, sarà un po' invidiosa: neanche la sua Fondazione Cresci@Mo aveva creato tanto clamore, in confronto quella fu una passeggiata per l'amministrazione.

Come mai il provvedimento del Comune sta scontentando tutti?

«Che la Fondazione sia stata proprio una passeggiata non direi, ma riconosco che questo piano comunale dei comprensivi fa molto clamore, quindi sì, sono un po' invidiosa! Scherzi a parte, il piano non piace perché è stato preparato in modo frettoloso e superficiale; non ha coinvolto preventivamente genitori, insegnanti, personale di segreteria; ha escluso i sindacati e le associazioni dei genitori e contiene errori che balzano agli occhi di chi nelle scuole vive e lavora».

La riforma degli istituti comprensivi è indispensabile?

«No. I comprensivi furono creati nel 1994 con una legge "per la montagna". Nei piccoli comuni montani, sono una risposta ottimale che consolida la presenza delle scuole sul territorio. Quando invece vengono realizzati in città medie e grandi le criticità sono più evidenti e gli enti locali sono chiamati a uno sforzo supplettivo che salvaguardi storia e identità delle scuole aggiungendo, col mutamento organizzativo, visione, prospettiva e futuro.

I Comuni, in questi casi, debbono valutare la dislocazione degli istituti, i flussi di iscrizione, la pianificazione urbanistica, il mercato immobiliare che, di fatto, determina la distribuzione delle famiglie abbienti e di quelle in difficoltà economica nella città... È l'incrocio tra queste valutazioni e l'idea di scuola della città che deve supportare i Comuni nel decidere se realizzare i comprensivi, non realizzarli o realizzarli solo in parte. E, soprattutto, dare loro la forza di disegnae, non in solitudine, una rete cittadina che abbia una identità e un'anima senza essere mera aggregazione e disaggregazione di scuole».

E' obbligatorio attivarla con questi tempi?

«Assolutamente no. Siamo di fronte a operazioni complesse che elaborare nel chiuso degli uffici in tempi brevi è molto rischioso. Le faccio un esempio. La Regione, nei suoi indirizzi, chiede l'invarianza del numero di autonomie scolastiche cioè il fatto che il numero complessivo di istituti non diminuisca rispetto a quello oggi funzionante. Ebbene, col piano presentato, si perde una autonomia con l'effetto di avere istituti con un numero di alunni più alto di quello previsto dallo stesso Ministero. Perché il Comune penalizzi, di propria iniziativa, le scuole cittadine è un fatto grave che meriterebbe almeno delle risposte».

È vero che il Comune sta smantellando anche i pochi istituti comprensivi fatti fino ad ora, che lei aveva fatto nascere?

«Sì, purtroppo è vero. I comprensivi avviati un anno fa, hanno lavorato bene e non hanno evidenziato problemi strutturali ma, poiché i numeri dei nuovi comprensivi non tornano, il Comune ha messo mano a comprensivi già funzionanti per cercare di attenuare qualche difficoltà. Sarebbe stato più responsabile decidere di realizzare qualche comprensivo in meno. Genitori e insegnanti avrebbero apprezzato».

L'unica via è proprio quella di smembrare una scuola che funziona come le Lanfranco?

«No, la decisione di smembrare le Lanfranco nasce dalla necessità di scongiurare il rischio di perdere non una, ma addirittura due autonomie scolastiche. Serviva una scuola media in più e si è pensato di utilizzare la scuola Mattarella originariamente pensata come elementare. Occorrerà in qualche modo riempirla, quindi si trasferiranno corsi delle Lanfranco smembrando una scuola che funziona e creando una nuova scuola a quattro corsi che, in base alle normative vigenti sugli organici, avrà molti docenti che ruoteranno sulle classi insegnando, ciascuno, soltanto per poche ore».

È indispensabile creare una scuola media in più?

«Sì. Il piano di edilizia scolastica messo in campo dalla giunta Pighi e realizzato quasi per intero, comprendeva anche una nuova scuola media per la zona sud della città, a forte espansione abitativa. Questo avrebbe dovuto essere il punto di partenza della eventuale riorganizzazione delle scuole Guidotti, Lanfranco e Mattarella».

I numeri dicono che tra cinque anni ci sarebbero comprensivi svuotati e comprensivi sovraffollati: come si può trovare equilibrio?

«L'equilibrio si troverà solo se una parte delle scuole elementari e medie di Modena non verranno trasformate in comprensivi. Conformazione e numeri delle nostre scuole non possono reggere la generalizzazione di un'operazione di questo tipo».

È corretto dire ad un genitore di iscrivere il proprio figlio ad una scuola che non sa nemmeno se, come e quando esisterà, con quali professori e con quali caratteristiche?

«Si riferisce alle scuole Mattarella e la risposta, ovviamente, è no. A settembre sarà un edificio incompiuto e penso che pochi genitori si iscriveranno al buio a questa scuola».

Fino ad oggi come sono state calcolate le scuole paritarie: perché nelle comunicazioni ufficiali del Comune non se ne parla?

«Perché se le sono dimenticate».

I problemi non sono solo alle medie, ma anche alle elementari: anche lì protestano.

«Le ragioni sono molte, le faccio solo un esempio. La giunta precedente costituì il 1° comprensivo nella zona della Madonnina con le medie Cavour, le elementari Giovanni XXIII, di Villanova e di Cittanova. Collocò le scuole elementari Anna Frank in un altro istituto perché i ragazzi delle quinte si iscrivevano alle medie Marconi e non alle Cavour. Il nuovo piano del Comune riassegna la scuola Anna Frank al 1° comprensivo mentre i genitori vorrebbero restare dove sono anche perchè... le Cavour non hanno possibilità di accogliere le iscrizioni aggiuntive e questo obbligherà i genitori dell'Anna Frank a vagare per Modena alla ricerca di un posto alle medie. Lei non protesterebbe?»

In soldoni: dove sta andando la scuola modenese?

«Va verso gravi squilibri numerici fra classi, alcune più numerose di quanto non siano oggi e altre meno. Per chi dichiara di non volere scuole di serie A e B questo dovrebbe essere un campanello d'allarme: in classi così numerose è oggettivamente più complicato seguire i ragazzi e realizzare una scuola inclusiva. Inoltre va verso una "narrazione" di se stessa molto lontana dalla realtà e mettere i problemi sotto il tappeto, non fa che aggravarli. Sarà infine una scuola ferita da una frattura profonda fra insegnanti e genitori da un lato ed ente locale dall'altro. Non è così che si sostengono le scuole e si rendono più coese la comunità scolastica e quella cittadina».

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