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Fabrizio Tagliaferri da Coslo, quando la poesia diventa musica

di Laura Solieri
Fabrizio Tagliaferri da Coslo, quando la poesia diventa musica

Il protagonista di questa settimana di "Una foto una storia" racconta la sua passione e il “matrimonio” tra parole e note

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MODENA. «La poesia vi raggiungerà, uscirà dal cilindro, vi stringerà un nodo in gola e vi farà sentire il fuoco dentro». Fabrizio Tagliaferri, classe 1985, di Corlo, a 17 anni ha iniziato a scrivere poesie, «frasi buttate un po’ lì, su un foglio a caso, a volte senza senso, tanto che una volta un mio compagno di classe mi disse: ma scusa, non puoi scrivere senza un costrutto! Da lì è partita, dentro di me, una sfida inconscia e ho iniziato a maturare il mio modo di scrivere poesie, che da allora accompagna tutti i miei giorni».

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Fabrizio ha all'attivo due raccolte, Edizioni Terra marique: «La prima raccolta, intitolata “L'uomo col cuore in soffitta” è uscita nel febbraio 2014, la seconda, “Cilindro, papillon e benzina”, è uscita lo scorso giugno», racconta, sfogliando con noi le immagini di Matteo Zini che ha tradotto visivamente le poesie di Fabrizio. «Durante questo periodo ho portato in giro le due raccolte in quasi totale autonomia, organizzandomi le presentazioni, cercando sempre di dare spazio non solo al libro in sé e al suo contenuto, ma anche ad altre forme d'arte, in primis la musica e la pittura. Credo nella poesia, nell'arte e nella passione che ci si mette nel fare queste cose e credo sia importante parlarne, soprattutto tra i giovani».

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Nei testi di Fabrizio la vita la fa da padrona «perché siamo parte di quello che costruiamo, viviamo, facciamo. Bisogna parlare della poesia, portarla in giro, perché anche se è difficile da vendere, tanti la fanno e tanti la cercano e questo vorrà dire qualcosa. Vedo un gran fermento tra i giovani e credo che tanti abbiano qualcosa da dire e probabilmente con i social network è molto più facile, oggi, ritagliarsi uno spazio, diffondere il proprio sentire e fare arrivare agli altri il proprio mondo».

Scrive il noto poeta sassolese Emilio Rentocchini che “la poesia di Tagliaferri sembra aspirare spontaneamente al doppio: a sbavare tenendo il tempo, a farsi musica venefica e potabile, a staccarsi dalla pagina e liquefarsi in voce. Voce roca, cadenzata, notturna, ma replicabile e perciò viva. Nel tempo sperso o sparato di chi grida il suo destino da un palco, reale o immaginario. Mentre le mani elettriche di un ragazzo, di una generazione, stanano dalla chitarra il dopo. Affinché il presente si schiodi dal silenzio e dal rumore. E tutto si esprima attraverso la lingua cantata del pensiero».

Per Fabrizio, c'è un cappello per la poesia e uno per la musica: «La musica aiuta a fare arrivare i messaggi ed è il mezzo di trasmissione più fruibile che conosca: sposata alla poesia, per me, dà vita ad un connubio in grado di comunicare nella maniera più efficace uno stato d'animo e un pensiero, il mio. All'inizio - conclude Fabrizio - scrivevo poesie per rifugiarmi in un mio altrove, come forma di sfogo, oggi invece sento la necessità di scrivere, sempre, e questo è diventato il mio modo di vivere».

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