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Modena, la chiesa di S.Maria delle Assi si svela

di Saverio Cioce
Modena, la chiesa di S.Maria delle Assi si svela

La chiesa di corso Canalgrande ospita la reliquia del Sangue di Gesù: ora sarà aperta con continuità

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È aperta poche ore alla settimana, grazie all’impegno della Confraternita della Santissima Annunziata, che organizza le preghiere dell’Adorazioni e una messa settimanale. Ma ospita con uguale ecumenismo le messe in francese ogni sabato di padre Gerard, sacerdote congolese che si rivolge ai suoi connazionali, e la Piccola Famiglia dei seguaci modenesi di don Dossetti.

La piccola chiesa di S.Maria delle Assi che ha ospitato la commemorazione dell’ultimo Duca, Francesco V, è un piccolo gioiello di storia, sconosciuto alla grande maggioranza dei modenesi. La ragione è comprensibile, visto che la facciata esterna è sobria, minuscola, e alla stessa altezza dell’Hotel Canalgrande lì a fianco. Persino il campanile, che non raggiunge vette strepitose, è arretrato rispetto alla strada e l’unico portone sempre chiuso contribuisce alla riservatezza del luogo sacro.

Eppure, una volta entrati, il raccoglimento e il silenzio dell’ambiente sono scanditi dalle geometrie nitide di archi e colonne, dove i capitelli corinzi della parete di fondo fanno da cornice alla semicupola dell’abside, con le sue scansioni a trompe oeil. Non c’è lo sfarzo, la magniloquenza delle chiese barocche che distingue Modena nelle sue chiese maggiori, dove gli splendori della sua corte e dei suoi gentiluomini erano riflessi in una statuaria monumentale.

Nella chiesa di S.Maria delle Assi non c’è nulla di tutto questo, ma la cura dei dettagli, dal soffitto ai paliotti d’altare in gesso di scuola carpigiana e i dipinti rimasti testimoniano l’attaccamento a una fede profonda e sentita. Così, la chiesa che non è mai stata parrocchia ma sempre sede di confraternite, ospita due oggetti sacri che da soli ne giustificano, da soli, la fama. Il nome attuale della chiesa con le sue assi ricorda il ponte di legno che nei secoli passati permetteva ai frati del convento lì a fianco di scavalcare le acque del Canal Grande, di cui oggi la strada mantiene il nome anche se non è più navigabile.

I mille e più anni non si vedono nella facciata di ispirazione neoclassica. Certo che la reliquia custodita in un tabernacolo con il Sangue di Cristo, arrivato ai Serviti modenesi da Ferrara, e in particolare da Isabella d’Este, andata in sposa a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, nel 1490. Le origini affondano nella leggenda e nelle origini del Cristianesimo, dal milite Longino che trafisse il costato di Cristo: gli schizzi di sangue gli aprirono gli occhi sulla vera fede, come ricordano le agiografie, e lui venne via da Gerusalemme con la spugna e il terriccio intrise del sangue del Salvatore. L’ex soldato finì a Mantova, dove sotterrò le reliquie prima di essere martirizzato; scomparvero sino all’epoca di carlo Magno e da lì iniziò il culto che fece di Mantova il centro di questo culto per i secoli successivi. Una parte di queste finirono a Ferrara e di qui a Modena tramite Alfonso d’Este.

Mario Sassi, già priore della Confraternita della SS. Annunziata, ha documentato con puntualità i passaggi che fanno della chiesa qualcosa di unico a livello nazionale. La stessa confraternita modenese, dall’alto dei suoi sei secoli di storia, custodisce anche una tavola con il cartiglio “JHS” donato da S. Bernardino da Siena. Grazie all’azione di volontari come Cristina Giberti e Silvano Bruni l’antico passato rivive in un presente fatto di piccole e grandi iniziative che possono restituire alla chiesa l’antico splendore.

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