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Scuole Lanfranco: le tante domande rimaste senza risposta

di CLAUDIO GAVIOLI
Scuole Lanfranco: le tante domande rimaste senza risposta

CLAUDIO GAVIOLI. Alla Giunta Muzzarelli sembra riuscita l'impresa da tempo agognata da alcuni politici: la fusione di destra e sinistra per un progetto comune, per una lotta comune. È successo...

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CLAUDIO GAVIOLI. Alla Giunta Muzzarelli sembra riuscita l'impresa da tempo agognata da alcuni politici: la fusione di destra e sinistra per un progetto comune, per una lotta comune. È successo alcuni giorni fa nell'aula magna della scuola media Lanfranco all'incontro tra genitori e rappresentati dell'istituzione scolastica e del Comune.

La questione grave e urgente in ballo è l'ipotizzato trasferimento di quasi la metà delle attuali sezioni della Lanfranco in una nuova scuola, la Piersanti Mattarella. Gli interrogativi che con accorata preoccupazione hanno posto genitori e insegnanti sono i seguenti: se è vero che le Lanfranco sono una scuola modello, forgiata nei decenni grazie all'impegno industrioso e infaticabile di insegnanti e genitori, perché smembrarla lasciandole un numero di sezioni insufficiente a mantenere l'attuale organico degli insegnanti? Perché costringerli a sdoppiarsi su due o tre sedi con disagi immaginabili e prevedibili richieste di trasferimento? Perché impedire agli alunni attuali la continuità didattica? Perché inserire le classi medie in una scuola, Mattarella, nata come scuola primaria e senza gli spazi adeguati? Perché lasciare vuote aule già perfettamente attrezzate nella sede Lanfranco? I genitori e gli insegnanti, in un crescendo rossiniano hanno posto queste domande cruciali senza ottenere risposte chiare e precise se non balbettii in burocratese e politichese.

In qualcuno dei richiedenti era evidente un livore anti - Giunta di origine centro- destrorsa, ma molti erano gli "indignados" che si rivoltavano contro il Partito di appartenenza con uno strappo edipico non indifferente.

Lucidi e apolitici invece gli insegnanti che mettevano sul piatto tutta la loro passione e la dedizione verso un progetto cresciuto in oltre vent'anni di lavoro e che il piano del Comune disferebbe con un colpo di spugna e sottolineavano lo sbilanciamento dello scenario proposto sui dieci Istituti Comprensivi: classi strapiene nella zona sud della città e semivuote nel centro.

E allora, come in un film di Ken Loach, il popolo si è rivoltato compatto contro le angherie del potere. E anche io, come genitore, mi sono trovato dentro all'arena coinvolto nell'afflato di ribellione. E credo che non sia finita qui, perché le truppe sono battagliere e intenzionate a vendere cara la pelle prima che un voto bulgaro e distratto del Consiglio Comunale cancelli un'esperienza straorinaria che reclama il diritto di continuare ad esistere e faccia pagare sulla pelle degli studenti un passaggio che può essere compiuto con tempi e logiche più razionali.

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