«Assolvere subito i Bianchini»
Processo Aemilia. Ieri lunga e appassionata difesa dei legali di Augusto e figli
BOLOGNA. Due ore e mezza di appassionata difesa, accanto ad Augusto Bianchini che ha assistito e condiviso ogni singola parola.
Con l’intervento del prof Giulio Garuti e del collega Simone Bonfante, difensori di fiducia di Augusto, moglie e tre figli, nell’aula bunker della Fiera di Bologna è partita ieri mattina la controffensiva legale degli imprenditori sanfeliciani accusati di vari reati, per alcuni di concorso esterno in associazione mafiosa. I legali hanno parlato per primi, in apertura dell’udienza, attorno alle 9.30. E hanno chiesto il proscioglimento immediato per Augusto e i due figli minori, argomentando sulla insussistenza di vincoli associativi di sorta con la ’Ndrangheta, e sulla assoluta innocenza, perchè mancava ogni dolo, nella distribuzione di amianto negli ormai noti luoghi pubblici della Bassa.
Il prof Garuti si è concentrato sulla presunta collaborazione di Bianchini con la ’Ndrangheta, in particolare con l’ormai famoso Bolognino, ritenuto esponente del Clan Grande Aracri sul territorio, Bassa inclusa.
«Non c’è stato alcun concorso esterno di Bianchini - ha detto Garuti - anzitutto Bianchini si serviva da tempo per lo smaltimento degli inerti della ditta Giglio di Gualtieri, con la quale le carte attestano esclusivamente rapporti professionali. Fu in quel contesto che da ultimo a Bianchini è stato presentato il Michele Bolognino, perchè Bianchini, che aveva assunto 57 persone ma aveva bisogno anche di carpentieri e ferraioli, che in zona non si trovavano. Parliamo di una decina di persone, che hanno lavorato al più due mesi per l’azienda».
Garuti ha sottolineato come non ci fosse alcuna sudditanza o collaborazione con Bolognino e il clan, tanto che tra le 10 persone indicate da Bolognino una era sì Gaetano Belfiore, genero di Nicolino Grande Aracri: «Ma quando ha ritenuto che non fosse in grado di fare, Bianchini non ha esitato lasciarlo a casa, nonostante le insistenze, altrochè concorso esterno» ha detto Garuti, ricordando che al capo di imputazione 53 si evince come Bianchini sia stato anzi vittima di minacce da uomini del clan, che addirittura volevano bloccargli un cantiere. Insomma, nessuna collaborazione, e tantomeno nessuna agevolazione da parte dei due figli imputati. Se fosse escluso il concorso esterno, il processo potrebbe spostarsi dove si sarebbero consumati i reati minori, anche legati al noto smaltimento dell'amianto, ovvero nel modenese e nel reggiano. Dove, è noto, per Bianchini c’era già stato nel merito un proscioglimento. E comunque l’avvocato Bonfante si è concentrato proprio sulla questione dell’amianto, spiegando lungamente come dalle indagini si evinca che l’imprenditore fosse del tutto inconsapevole della presenza di tracce di amianto negli inerti. Di qui la richiesta di totale assoluzione.
I Bianchini torneranno in aula quando alla moglie di Augusto - Bruna Braga - e al figlio Alessandro verranno correttamente notificati imputazione e atti per Bologna (c’era stato un errore). A quel punto, prima della fine dell’udienza preliminare, i difensori torneranno in aula, per chiedere parimenti al Gip il proscioglimento totale.
Alberto Setti
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