Cavazza: «La Querzè non è in buona fede Tutto ciò è colpa sua»
L’assessore difende l’operato del settore istruzione: «I nostri numeri sbagliati? Chi lo dice ha concetti astratti»
«Come mi sento? Come uno studente che si è preso un brutto voto, ma da un'insegnante che ha corretto il compito sbagliato. Comincio a pensare che l'insegnante non deve essere proprio in buona fede, visto che sta cercando di scaricare su altri responsabilità che spesso dipendono dalle scelte e dalle non scelte fatte negli ultimi dieci anni».
Non usa mezze misure l’assessore Gianpietro Cavazza, che replica ad Adriana Querzè, ieri piuttosto critica in una intervista alla Gazzetta sul caos degli istituti comprensivi: «Se nel 2015 siamo qui a discutere di realizzare a Modena dieci istituti comprensivi è perché chi c’era prima ha impiegato dieci anni per farne partire solo tre. È del 2003, infatti, la legge regionale che auspicava un sistema di scuole organizzate in comprensivi».
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Ma questi istituti comprensivi proprio non possono essere rimandati?
«La riforma della Buona scuola fa un passo ulteriore e non consente di rimandare oltre questo passaggio. Per esempio, vengono introdotti solo nei comprensivi i nuovi curricula verticali che sono considerati un ottimo modello per la prevenzione della dispersione e che consentono di realizzare progetti personalizzati per i bambini più fragili e che necessitano di tempi e modalità diverse per apprendere. A Modena, se non procediamo, potremmo applicarli solo nei tre attuali comprensivi lasciando le altre scuole scoperte. Ma forse l’attenzione ai più fragili in certi ambienti è un po’ passata di moda».
Dieci comprensivi, però, sembra non siano la suddivisione ottimale per il territorio modenese.
«La proposta di istituzione di dieci comprensivi nasce dalla valutazione della sperimentazione sviluppata nei primi tre istituiti a Modena: il giudizio è stato positivo e si è quindi proceduto. Nella programmazione si è tenuto conto dei flussi di iscrizioni, dello sviluppo della città e dei vincoli determinati dagli edifici scolastici».
Perché i comprensivi già esistenti vengono rimessi in discussione?
«Non si stanno smantellando i comprensivi esistenti ma sono state fatte le modifiche necessarie per consentire di radicare meglio tutti i comprensivi al territorio di riferimento. Non si è deciso di smembrare le Lanfranco ma si è tenuto conto dello sviluppo della città verso sud e del numero di bambini e famiglie che gravitano su quell’area andando a costruire un numero idoneo di dieci autonomie scolastiche evitando scuole con un numero eccessivo di bambini. E non è vero che ci si è dimenticati delle paritarie, curioso sentirselo dire dalla Querzè, ed è proprio per la loro presenza in quell’area della città che si è valutato di istituire una nuova scuola media alle Mattarella. È vero, come ricorda l’ex assessore, che la decima scuola media era stata prevista dalla giunta precedente. Ma, appunto, solo prevista…».
Le Mattarella, però, non sono ancora finite.
«Abbiamo dato il via libera all’ultimo stralcio dei lavori qualche settimana fa. Proprio perché sappiamo che un genitore non iscrive il proprio figlio in una scuola che ancora non esiste, abbiamo previsto che tutti i ragazzi oggi alle Lanfranco completino il loro ciclo di studi nello stesso istituto. E anche chi il prossimo anno si iscriverà alle Mattarella, frequentando il primo anno nell’edificio delle Lanfranco, possa poi scegliere dove continuare».
Non bastava leggere diversamente numeri già noti, cioè classi da 20 alunni in alcune scuole, classi da 31 in altre con questi nuovi comprensivi?
«Abbiamo letto i dati su come potrebbero essere le classi dei comprensivi tra cinque anni, ma si tratta di un esercizio astratto».
Un momento. Gli attuali iscritti alle elementari non sono numeri astratti, ma certezze.
«Gli stradari vengono organizzati per un posto a scuola vicino alla residenza, ma anche attualmente tre ragazzi su dieci chiedono una scuola diversa e nella maggior parte dei casi tale richiesta viene accolta, così come sono diversi i ragazzi che provengono da altri comuni. Per questi motivi parlare ora di squilibri territoriali è azzardato e anche pretestuoso. Si tratta comunque di uno dei temi da monitorare con attenzione nel corso degli anni per assumere gli eventuali correttivi necessari a garantire l’equilibrio della rete, un equilibrio che sarà migliore di quello attuale». (d.b.)
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