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Donne vittime di violenza: solo il 12% sporge denuncia

di Serena Arbizzi
Donne vittime di violenza: solo il 12% sporge denuncia

Vanna Borsari del centro Vivere Donna: «Tante temono la rabbia del compagno» In un anno circa 50 denunce. Le vittime hanno tra i 20 e i 50 anni. Poche straniere

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Prevaricazioni e violenze soprattutto di natura psicologica che, in molti casi si trasforma in violenza fisica, denunciate soprattutto da donne italiane. È quanto registra il Centro Vivere donna, da tempo impegnato nel contrastare e nell’assistere le vittime di soprusi e violenze. Sono una cinquantina, se il trend che si è registrato durante l’anno verrà confermato anche a dicembre, le donne che si sono rivolte al Centro: una media di una a settimana.

«Nel 37% le donne che si sono rivolte a noi hanno subito violenza psicologica, nel 25% fisica, nel 14% provocata da motivi economici e nel 9% si tratta di violenza sessuale Italiane sono 31 e 9 le straniere. – spiega Vanna Borsari, presidente del Centro Vivere donna – la maggior parte dei casi è attinente a relazioni di coppia. E c’è una buona percentuale di violenza psicologica che si traduce, poi, in violenza fisica. La parte più consistente di vittime di violenza che arriva da noi è diplomata, e ha un’età ricompresa tra i 20 ai 50 anni. La larga maggioranza delle donne che vengono qui è italiana, per circa l’80%. Sappiamo, tuttavia, che il fenomeno è molto esteso anche tra le straniere. Per come si configura l’immigrazione qui sappiamo che le donne appartenenti a nazionalità di religione musulmana, ad esempio, sono poco libere di muoversi: molte non conoscono la lingua e quelle che trovano il coraggio di raccontare quello che subiscono lo fanno, spesso, dopo essere state abbandonate dal marito, senza sostegno economico e con figli a carico. Secondo il Corano la moglie ha il diritto di essere mantenuta: se il marito non lo fa o la abbandona, in alcuni paesi lei lo può ottenere il divorzio. Con il problema, però, che in quei paesi una donna divorziata viene considerata inutile. E quindi sono obbligate a rimanere qui, a carico dei servizi sociali. Ora, però, inizia a rivolgersi al Centro anche una seppur timida percentuale anche di religione musulmana».

Confermata poi la tendenza a non denunciare i casi di violenza da parte delle donne che ne sono vittime.

«Dieci anni fa la punta dell’iceberg era pari al 7% - prosegue Borsari – adesso la stima si aggira sul 12% di donne che vanno a sporgere denuncia. Laddove sul territorio c’è il centro antiviolenza la percentuale di denunce aumenta, per l’informazione maggiore che viene fatta e perché rappresentiamo un luogo dove queste vittime possono rivolgersi. Ma c’è ancora molta reticenza. Da noi è arrivata una donna che prendeva botte da vent’anni, dall’inizio del matrimonio, e non è mai andata al pronto soccorso. Si è recata al Centro perché il marito l’ha abbandonata insieme ai figli».

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