Fornario: «Giovani, non mollate»
La conduttrice di “Un giorno da pecora” all’incontro con gli studenti di Economia
«Noi conosciamo solo il precariato». La voce di una studentessa universitaria sintetizza i timori di tanti giovani. In circa centocinquanta hanno incontrato ieri mattina Francesca Fornario.
Nell’Aula magna Est di Economia la giornalista satirica non ha tenuto alcuna lezione tradizionale, anzi. Dopo Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del lavoro, hanno preso la parola i ragazzi e le ragazze.
«Come si fa a diventare madri - ha chiesto una studentessa - se nei colloqui non ci assumono se vogliamo avere un figlio?»
«In Italia si fa fatica a diventare genitori in genere - ha assicurato l’animatrice di “Un giorno da pecora” - perché siamo molto indietro come costumi. In Svezia c’è il congedo parentale obbligatorio, diviso a metà tra i coniugi. In Italia, grazie al governo Monti, c’è un giorno». Inevitabile parlare di compensi. «Il lavoro non è una merce - ha ribadito Enrico - ma deve gratificare una persona». «I contratti di lavoro spariscono - ha aggiunto Chiara - nel momento in cui dovrebbero dare le tutele. La legge è una tutela o ci sono casi in cui l’applicazione realizza un’ingiustizia?»
«Prima i lavori che non venivano tutelati stavano nell’illegalità - ha ripreso l’ospite - ora che ci sono leggi che consentono il precariato. Nel giornalismo c’è un unico sindacato. Con l’ultimo rinnovo del contratto sono saltati i rimborsi minimi per i collaboratori. È legale pagare un articolo un euro, due euro. In generale, c’è chi pensa di peggiorare il curriculum».
Un’esperienza che, come altre raccontate, dovrebbe suscitare stupore o indignazione. «Purtroppo non mi ha stupito quasi nulla - ha assicurato Fabjola Kodra - vedo il bicchiere mezzo vuoto, ma cerco di riderci su». La studentessa, tra le artefici dell’incontro, ama scrivere. Nonostante le difficoltà, non intende mollare. «State attenti a non rimanere ingabbiati nel “format del precario” - ha esortato Enrico Grazioli - e non perdete il coraggio d’inventare qualcosa su voi stessi». Riconosciute le difficoltà del settore, il direttore della Gazzetta di Modena ha invitato i giovani ad andare oltre il curriculum vitae. «Cercate d’inserire qualcosa che parli di voi», ha ripreso Grazioli.
«Consideriamo gli immigrati una ricchezza in più - ha chiesto un giovane - o non è sfruttata al massimo?» «È un contributo da tutti i punti di vista - ha risposto Fornario - a esempio la recidiva tra gli stranieri che escono dal carcere è di due terzi inferiore di quella degli italiani». «Noi studenti abbiamo voglia di fare - ha ricordato Sara - ma molte aziende chiedono l’esperienza».
«All’estero ci sono esperienze bellissime - ha ripreso un giovane - ma il non aver il futuro nel mio Paese mi rattrista». «Non per forza è una cattiva notizia - ha concluso la giornalista - mi piacerebbe che andare a lavorare a Londra fosse visto come restare in Italia».
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