«L’acqua delle nostre falde non è inquinata»
Il Comune di San Cesario rassicura dopo le perplessità sollevate: «Autorizzazioni legittime alle cave»
SAN CESARIO. «L’acqua delle falde di San Cesario non è inquinata, e nessuna anomalia è emersa né negli anni scorsi, durante gli scavi, né dopo la conclusione del riempimento della cava, avvenuta oltre tre anni fa».
A sottolinearlo, dopo le polemiche di questi giorni da parte dei consiglieri di opposizione Sola e Piccinini, è l’amministrazione comunale, che ribadisce l’assoluto rispetto dell’area di tutela della falda secondo le norme Regionali quando vennero autorizzati gli scavi. «Le autorizzazioni dell’amministrazione – spiega il Comune - nelle vicinanze dei pozzi del campo acquifero di San Cesario, sono state rilasciate in modo legittimo rispetto alle normative vigenti all’epoca (dieci anni fa). Non è mai stato permesso di scavare all’interno delle aree di rispetto assoluto dei pozzi. Infatti, nel parere di Ato citato dagli stessi consiglieri compare la frase: “…si ritiene che la perimetrazione delle zone di rispetto a cui fare riferimento, nel caso in esame, debba essere quella fissata con delibera della Giunta Regionale Emilia Romagna 1677/2001, relativa alla delimitazione delle zone di salvaguardia mediante il metodo cronologico, e non quella effettuata con metodo geometrico..” Questo significa che il criterio per la delimitazione delle “Fasce di rispetto” non è la distanza fisica dal pozzo in sè, ma la distanza legata al tempo di avvicinamento di eventuali inquinanti al punto di captazione. Di conseguenza esistono aree di salvaguardia intorno ai pozzi con vincoli differenziati in base alla classificazione delle aree stesse. Si può contestare questa norma regionale – prosegue il Comune - ma non considerare la sua esistenza è un volere distorcere la realtà dei fatti, fatti che a suo tempo animarono il dibattito. Tuttavia, considerata la vulnerabilità del campo acquifero, evidenziata dallo stesso parere di Ato, le attività estrattive sono state permesse solo con l’obbligo di rispettare particolari prescrizioni, relative proprio alle aree ricadenti nelle fasce di rispetto acquedottistiche interessate. Accurate prescrizioni della Provincia e degli Organismi competenti sono state date anche per il riempimento delle cave, che ha dovuto essere eseguito secondo criteri precisi, tesi ad escludere qualsiasi rischio per le falde stesse. Nessuna anomalia è emersa da questo punto di vista, tale da richiedere finora controlli approfonditi. Per dovere di cronaca ricordiamo infine che la Piccinini al momento dei fatti era già capogruppo in Consiglio comunale, e quindi aveva la possibilità di seguire da vicino gli atti amministrativi del Comune e della Provincia. Non è stata particolarmente tempestiva nel denunciare con forza un’attività a suo parere illegittima». (m.ped.)
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