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Chaima Fatihi, studentessa a Modena, spiega la sua invettiva «Terroristi, siate maledetti»

di Saverio Cioce
Chaima Fatihi, studentessa a Modena, spiega la sua invettiva «Terroristi, siate maledetti»

Studentessa di Legge, musulmana e cittadina italiana, sogna di fare l’avvocato «Non farete dell’Islam ciò che non è. Pronta a combattere per i miei concittadini»

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MODENA. Piccola, minuta e sorridente Chaima Fatihi, 22 anni, non ha per niente l’aria dei predicatori barbuti e fanatici che incitano alla guerra santa contro l’Occidente corrotto. Lei, studentessa in Legge a Modena e delegata al Forum nazionale dei Giovani Musulmani, è ferma nelle sue convinzioni.

Credente e osservante («Prego cinque volte al giorno, se sono all’università cerco un luogo appartato prima o dopo la lezione») è diventata un simbolo di quei fedeli alle regole del Corano che gridano a viso aperto il disprezzo dei terroristi e ha scritto una lettera aperta a Repubblica.

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«Maledetti terroristi - scrive - mi rivolgo a voi come italiana e musulmana perché possiate comprendere che non ci avrete mai, che non farete dell’Islam ciò che non è, non farete dell’Europa un luogo di massacri... La mia fede è l’Islam, una religione che predica pace, che insegna principi e valori fondamentali ... Voi siete ciò che l’Islam ha contrastato per secoli, voi siete nemici, siete coloro che spargono sangue di innocenti, di giovani, anziani, donne, bambini e neonati. Non ho paura dei vostri kalashnikov, dei vostri coltelli e armi. Da musulmana vi rinnego, vi combatto con la parola, l’informazione, con la voce di chi vive quotidianamente la propria fede, dando esempio dei suoi insegnamenti».

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I terroristi, come spiega lei stessa, minano alla base quella religione in cui lei si riconosce, che la rende orgogliosa di portare il velo e di rifiutare con la stessa soave radicalità alcolici e discoteche anche se ama la musica e i balli con le amiche.

«Ho giurato fedeltà a questo paese, alla sua legge fondamentale - spiega - Ho promesso di rispettarne le sue leggi. Trovo nella nostra Costituzione un equilibrio perfetto tra i diritti e i doveri del singolo e il rispetto dei diritti di tutti».

«Non sono un’estremista - dice allegra all’uscita della facoltà - Cerco di adeguare i precetti religiosi alla realtà in cui vivo. Sono felice di essere italiana, dove sono arrivata quando avevo cinque anni. Mio papà vendeva bigiotterie anche se in Marocco era avvocato e dopo che ha trovato una buona sistemazione a Castiglione dello Stiviere di Mantova ci ha chiamate in Italia. Dalla prima elementare ho fatto qui tutti gli studi; ho imparato a essere felice di entrambe le culture, quella d’origine in famiglia e la nuova. A Castiglione mio padre ha un’agenzia viaggi e mia madre lavora in ospedale».

Un’integrazione non priva di difficoltà, se è dovuta andare a Montichiari (Brescia) per completare gli studi in ragioneria e conseguire il diploma. Del resto anche a Modena, in facoltà, raccoglie qualche sguardo ostile per il suo velo.

«Sì, soprattutto dopo gli attentati vedo che a volte sono guardata con paura, più che con sospetto, da parte della gente comune. E questo mi dispiace molto; credo che la priorità sia quella di recuperare un dialogo tra le persone prima ancora che tra istituzioni. Da bambina ero spaesata, non mi sentivo nè accettata da una parte nè dall’altra. Quelle poche volte che andavo in Marocco ero l’italiana, e in Italia la marocchina. Oggi invece anche i parenti in Marocco seguono il mio blog in italiano con il traduttore automatico; è molto impreciso ma quando non capiscono mi chiedono di tradurre in arabo. Il mio sogno? Intanto voglio finire l’università e per il matrimonio c’è tempo, naturalmente se incontrerò la persona giusta. I miei genitori poi sono orgogliosi di me perchè sanno che sono nel giusto».

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