Le lacrime di Mirandola per Della Croce
Ieri l’addio al Sovrintendente del Commissariato. Chiesa colma, picchetto e parole commosse di colleghi ed amici
MIRANDOLA. Una folla commossa. C’era tutta la polizia modenese, ma anche il prefetto e le autorità cittadine e dello sport: insieme, hanno tributato ieri l’ultimo saluto a Giuseppe Della Croce, il sovrintendente 49enne dell’ Anticrimine del Commissariato di Mirandola ucciso da un improvviso malore venerdì pomeriggio, mentre si stava cambiando nello spogliatoio di un impianto sportivo a Modena, in vista della partita di beneficenza che si disputerà giovedì allo stadio Braglia.
Nello sport, come nella vita, Giuseppe aveva scelto i ruoli più difficili, i ruoli della solitudine, della lealtà, della estrema difesa dei valori: quello di arbitro - è arrivato ad un passo dalla serie C - e quello di portiere, nel tempo libero con i colleghi.
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Venerdì, per un dolore al ginocchio che lo infastidiva da tempo, Giuseppe era rientrato anzitempo nello spogliatoio, dove l’hanno trovato, esanime, i colleghi che sono arrivati poco dopo. È stato l’inizio di una tragedia, di un dolore che ieri ha toccato il culmine. Perchè trattenere le lacrime, man mano che superiori, colleghi, amici arbitri lo hanno raccontato agli altri, è stato impossibile, per tutti.
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Dopo le parole di conforto della cerimonia e del sacerdote, la dirigente del commissariato, Laura Amato, ha descritto la perdita di un uomo che si è sacrificato per gli altri, leggendo la lettera di un collega che ha tolto il fiato a chi ascoltava, in una chiesa attonita.
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Michele Goldoni, comandante dell’anticrimine, ha raccontato il poliziotto, il collega e braccio destro, l’uomo leale e puntuale che per la sua precisione e correttezza tutti avevano soprannominato “Chiodo”. Ma soprattutto l’amico, un fratello capace di sostenere i colleghi nei momenti lunghi e difficili della vita di chi fa indagini e affronta i criminali, senza potersi permettere le debolezze degli uomini normali. «Faceva gli scherzi, aveva sempre una parola positiva, non so quante volte mi ha telefonato facendomi capire che c’era, e dicendomi che mi voleva bene», ha concluso Goldoni, in lacrime, esprimendo parole di conforto e di affetto per il figlio Dennis, la mamma e Cora, la compagna di Della Croce.
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Prima, dopo, durante la cerimonia la polizia ha tributato al suo sovrintendente un picchetto d’onore, alla presenza dei rappresentanti di tutte le altre forze di polizia e delle associazioni di volontariato e di sport.
«Una volta arbitrammo a Bologna una gara importante - ha raccontato dal pulpito l’amico Paolo Diazzi, mirandolese e arbitro del Csi - gli chiesi la sera prima se lui si sentiva pronto. “Io sono nato pronto”, mi rispose rassicurandomi, Perchè Giuseppe era così, sempre pronto per gli altri...».
Il feretro poi è partito alla volta di Riccione, dove Della Croce è cresciuto, prima di entrare in polizia e trasferirsi a Mirandola, che era divenuta la sua città. E che, hanno promesso i colleghi, non lo dimenticherà, non potrà dimenticarlo.
Alberto Setti
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