Danze scatenate in centro a Modena per dire no alla violenza
Flash mob delle associazioni femminili per dire “basta” alla violenza sulle donne. Un messaggio lanciato con forza davanti al teatro Pavarotti
MODENA. Un tris di danza per dire “basta” alla violenza sulle donne. Un messaggio lanciato con forza ieri sera davanti al teatro Pavarotti. Nel cuore della città cinque associazioni femminili hanno organizzato un flash mob per celebrare la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne. Il ritrovo era previsto nel cuore della città, tra la via Emilia e corso Canalgrande.
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«Il percorso non è stato scelto a caso -ha spiegato Vittorina Maestroni, presidente del Centro documentazione donna- infatti abbiamo voluto collegare idealmente e fisicamente il momento di celebrazioni in piazza con lo spettacolo di danza “Vittime del silenzio” in teatro. Lungo la strada c'è il Tribunale, luogo importante per la richiesta di giustizia da parte delle donne vittime di violenza». In quelle aule si celebra la tutela e la giustizia dai soprusi, in questo caso delle donne maltrattate. Il passaggio ha prodotto un momento di riflessione: «La mentalità e la cultura maschilista -ha sottolineato Giuliana Pincelli, vicepresidente della Casa delle donne contro la violenza- che riempiono gli ambienti delle forze dell'ordine e i tribunali non garantiscono alle donne tutela e giustizia».
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La partenza è stata timida, complice il freddo. Tuttavia, l'atmosfera si è riscaldata. Così la camminata si è trasformata in un corteo danzante. Increduli e ignari di ciò che si stava svolgendo, molti passanti si sono fermati alla vista di giovani (in netta prevalenza ragazze) che, scatenati, ballavano sulle note di “Break the chain”(“Rompere la catena”), l'inno della campagna di One Billion Rising. Dopo un primo spettacolo di danza, gli spettatori hanno chiesto il bis, tanta era l'energia sprigionata dalle danzatrici. Poi il tris. Perché proprio la danza per ribellarsi alla violenza? «Con la danza e la cultura -ha concluso Sara Campedelli dell'associazione One billion rising -si può cambiare il mondo».
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