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Modena, pakistani di nuovo all’addiaccio

di Stefano Totaro
Modena, pakistani di nuovo all’addiaccio

Dopo mesi hanno ottenuto il documento che attesta il loro stato di rifugiati. Hanno dovuto così lasciare l’ex Misericordia vicino al santuario del Murazzo e adesso dormono in stazione.

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MODENA. «È venuto da me, l’altra sera, prima di andare in mensa. Era ghiacciato. Aveva addosso solo una felpa. Gli ho dato qualcosa da coprirsi. La beffa era che quando erano all’aperto c’era ancora abbastanza caldo, si poteva resistere. Ora, dopo qualche settimana all’ex Misericordia, per tanti di loro è ricominciata l’odissea e al Novi Sad, come sembra, non possono più andare».

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CON I DOCUMENTI NIENTE EMERGENZA. È una testimonianza raccolta a Porta Aperta, da uno dei tanti operatori che hanno bene il polso della situazione migranti. Cosa è accaduto? Si ritorna a parlare di profughi all’addiaccio? E per quale motivo? Accade che la macchina burocratica, silenziosa e sorda, faccia il suo percorso. Come è giusto che faccia. I profughi pakistani, approdati in Italia dopo migliaia di chilometri per aver attraversato Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Austria, sono giunti a Modena non previsti. Per loro non si era creato un percorso specifico come è avvenuto per i profughi di mare che hanno costituito in estate la grande emergenza nel Mediterraneo. Sono arrivati a decine, all'inizio dell’estate e avevano trovato un tetto sotto alle tribune del Novi Sad. Era anche questa una emergenza che, a forza di essere evidenziata, raccontata e spiegata alle autorità, è stata affrontata coinvolgendo parecchi soggetti: la prefettura, la questura, il Comune e ovviamente la grande forza del volontariato.

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DALLA TENDOPOLI AI POSTI LETTO. La prefettura modenese aveva contattato quella bolognese trovando un accordo: non appena ci sono posti al centro di accoglienza del capoluoghi, ecco che un pulmino pieno di pakistani “modenesi” veniva portato là e, in quel centro, queste persone venivano inserite nel percorso di accoglienza standard, quello cioè dei profughi di mare. Tutto risolto? No, perché a Bologna i posti liberi non se ne sono creati a sufficienza. Non c’era e non c’è posto.

E così, con l’inverno alle porte, l’hotel Novi Sad era destinato a chiudere i battenti. Ecco che l’amministrazione comunale ha iniziato a monitorare, a cercare una soluzione condivisa che non fosse una tendopoli ma un luogo a disponibilità limitata, una struttura, individuata poi nell’ex Misericordia accanto a Porta Aperta, che desse un tetto a questi pakistani. Bene, come dicevamo, questi profughi nel frattempo erano stati tutti identificati e la loro richiesta di asilo politico era stata inviata per essere valutata, accettata o scartata, dalle commissioni. Da qualche giorno le domande che erano state inoltrate nei mesi scorsi , sono state accolte e si sono trasformate il permessi di soggiorno per motivi umanitari. Mentre all’ex Misericordia restano nel dormitorio 25 pakistani in attesa, alcuni profughi, una quindicina a quanto pare, sono ora profughi doc, hanno il permesso, sono liberi, sono in regola.

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Non sono più dei clandestini o dei punti interrogativi, sono persone che ora possono iniziare ad interagire col contesto in cui si trovano. In pratica la questura ha ricevuto i permessi, ha avvisato il personale del Centro stranieri e alcuni addetti sono andati all’ex Misericordia consegnando il prezioso foglio di carta ai legittimi proprietari. Con anche un “invito”: «ora la vostra permanenza all’ex Misericordia è finita, qui non potete più stare. Possiamo offrirvi un soggiorno per tre, quattro giorni in un albergo convenzionato ma poi più nulla». Queste le condizioni inderogabili. I nuovi profughi regolari, di punto in bianco, sono praticamente allo sbaraglio.

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NEL SOTTOPASSAGGIO NEL CUORE DELLA NOTTE. Senza soldi, senza un orientamento lavorativo, senza quella cosiddetta “uscita morbida” che viene effettuata peri i profughi di mare, ovvero contatti, situazioni, indirizzi, posti dove cercare lavoro o sistemazioni. Di sera mangiano a Porta Aperta, poi vanno alla stazione treni. E quando questa chiude dall’1.30 alle 4.30, il gruppo non va più al Novi Sad ma a “Porta Nord”, all’ingresso del sottopassaggio della stazione dei treni a cui si accende da via Fanti. C’è un tetto che copre dalla pioggia. Dormono vicino alla serranda che chiude il sottopasso.

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