Gazzetta di Modena

Modena

«Inquinamento da fanghi La situazione migliora»

di Andrea Gilioli
«Inquinamento da fanghi La situazione migliora»

Al convegno di “Ambiente InForma” il punto sul distretto e sulle bonifiche La Regione: «Molte anche le aziende che hanno interrotto gli sversamenti»

3 MINUTI DI LETTURA





Inquinamento da fanghi ceramici, bonifiche e rischi per la salute sono stati i temi al centro dell'incontro tenutosi in sala Biasin e organizzato dalla Onlus AmbienteInForma. Dalla conferenza è emerso come il problema sia tuttora esistente, anche se molto ridimensionato rispetto al passato, grazie agli interventi effettuati e alle buone pratiche poste in essere dalle aziende. Al tavolo dei relatori, oltre al presidente dell'Aif Roberto Monfredini, anche Claudia Ferrari, responsabile del “Servizio rifiuti e bonifica siti” della Regione, che ha fatto il punto sull'avanzamento delle bonifiche. «Il sito di interesse nazionale Sassuolo-Scandiano – ha spiegato la dottoressa Ferrari - è stato declassato a sito regionale perchè la maggior parte degli interventi più urgenti sono stati portati a termine. Ad oggi restano problemi di tipo giuridico per alcune aree private in quanto le norme sono cambiate nel tempo e abbiamo l'esigenza di chiarire i rapporti con le proprietà per poter intervenire, eventualmente attraverso espropri». Dall' incontro è emerso come, secondo i dati diffusi nel 2012 da Arpa, restino da bonificare il 57% dei siti inquinati. «Siamo in una zona – ha puntualizzato il presidente di Aif, Monfredini – in cui il processo di industrializzazione ha portato a gravi errori, come lo sversamento in cave dismesse di smalti e fanghi contenenti metalli pesanti. Nei primi anni 2000 si è fatto molto ma purtroppo la crisi e i costi delle bonifiche stanno rallentando il processo». Per quanto riguarda gli inquinanti a destare problemi nella filiera ceramica sono, come detto, soprattutto i fanghi e i residui di smalteria. «Già da diversi decenni – ha continuato Claudia Ferrari – le aziende ceramiche hanno interrotto gli sversamenti e hanno avviato processi di riciclo del materiale inerte, la situazione quindi non è preoccupante perchè i metalli pesanti, che costituiscono il principale contaminante, non si muovono e non stati riscontrati nelle falde profonde. Nel corso dei decenni, poi, la loro concentrazione si è ridotta di molto e nelle acque sono state riscontate solo tracce di boro, che non preoccupano. Sul territorio del distretto sono ad oggi in programma 2 o 3 interventi legati alla presenza di amianto interrato, che verrà rimosso o adeguatamente segnalato». A destare qualche preoccupazione in più è la chiusura, dovuta alla crisi economica, di diversi siti produttivi, che potrebbe portare in futuro a un inquinamento legato all'abbandono degli impianti. «Sul territorio regionale – ha rassicurato Ferrari – il problema è presente ma riguarda le aziende del settore chimico. A rallentare la completa bonifica della zona è la mancanza di conoscenza. La denuncia di un sito inquinato dipende dal privato e se non c'è la denuncia non possiamo fare i controlli e intervenire. Il problema è presente nei casi di aziende fallite in quanto la curatela fallimentare sembra non essere competente in materia». Durante la serata è intervenuto il veterinario Giorgio Fedrizzi che ha fatto il punto sul suo studio sull'inquinamento in superficie.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google