Gazzetta di Modena

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Si inventa una chat per vincere la dislessia

di Chiara Tassi
Si inventa una chat per vincere la dislessia

Un ragazzo di Camposanto ha aperto un gruppo su Whatsapp riservato a chi soffre di disturbi di apprendimento: «Così ci sosteniamo a vicenda»

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CAMPOSANTO. Ogni genitore aspetta con trepidazione il momento in cui il proprio bimbo varcherà per la prima volta la soglia delle scuole elementari.

Ma il momento di ingresso nel mondo scolastico è anche quello che coincide, a volte, con le prime difficoltà di scrittura, lettura e calcolo. E se qualche scoglio, ogni genitore, lo mette in conto, a volte dietro queste difficoltà c'è di più, c'è un bambino affetto da Dsa, disturbi del neuro sviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente e che si manifestano proprio con l'inizio della scolarizzazione. Il disturbo più noto dei Dsa è la dislessia, ma ne esistono anche altri - disortografia, disgrafia, discalculia - meno noti ma altrettanto insidiosi per chi deve concentrarsi sui libri di scuola. Ma se sono tanti i gruppi e le associazioni, nate anche sui social network, per far incontrare e favorire il confronto tra i genitori di ragazzi affetti da Dsa, lo stesso non si può dire per i gruppi rivolti direttamente a chi questi disturbi -e tutto ciò che comportano- li vive sulla propria pelle. E qui entra in scena Marco, del quale tuteliamo l’identità perchè ancora minorenne, affetto da Dsa e Adhd (Disturbo di Attenzione con Iperattività). «Sentivo il bisogno di condividere quello che stavo vivendo con qualcuno che capisse che cosa si prova - racconta Marco - Ma volevo farlo con ragazzi della mia età, con cui scherzare e raccontarci cavolate, oltre che parlare delle angosce che ci affliggono ogni giorno». Esplorando un po' il mondo di internet Marco, però, ha trovato solo gruppi rivolti agli adulti, e da li è nata l'idea: creare un gruppo Whatsapp aperto solo a ragazzi dagli 8 ai 26 anni, in cui parlare di tutto e di tutti. «Ho avviato il gruppo da appena una anno e siamo già una sessantina, da tutta Italia - continua Marco - ci aiutiamo nei compiti, ci raccontiamo le difficoltà, le ansie, ma scherziamo, anche, e parliamo delle classiche cose da ragazzini, ci sfidiamo ai giochi in rete, parliamo di noi. Cerchiamo, con la forza del gruppo, di essere forti anche nelle nostre piccole e grandi difficoltà di ogni giorno». Un modo per trovare amici che capiscono quello che staio passando ma che non cercano, con parole “da grandi”, di farti accettare quello che ti accade intorno. «Quando ho detto a mia mamma di aver già trovato tanti ragazzi che, come me, avevano bisogno di coetanei con cui confrontarsi credo che abbia capito realmente il perché di questo gruppo - conclude Marco - Adesso quello che mi importa è che potenzialmente tutti i ragazzi che hanno bisogno di qualcuno che li ascolti, possano trovare in noi amici pronti a dedicargli un momento». Per informazioni contattare il Centro Servizi per il Volontariato.

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