Pakistani, soluzioni anti addiaccio
Piano di accoglienza invernale in attesa del reinserimento dei profughi regolari
Non saranno abbandonati a loro stessi, non sarà una uscita traumatica ma in un qualche modo, più o meno concertato, all’interno di un rinnovato piano per l’accoglienza invernale, il loro debutto nel mondo libero con il permesso di soggiorno in tasca sarà più dolce. Non poteva finire così, che dopo aver fatto tanto per garantire un tetto ai pakistani dell’Hotel Novi Sad, una volta regolarizzati per loro non ci fosse nient’altro che il bivacco in stazione e poi sui gradini, di notte, del sottopassaggio all’ingresso di via Santi. La prima quindicina che ha dovuto lasciare, come da accordi, la struttura al Murazzo, ha avuto subito lo scoglio di dover affrontare un presente senza futuro. E dopo alcune notti all’addiaccio al sottopassaggio, per undici di loro (c’è chi dice 8) sono stati trovati percorsi, contatti con connazionali e associazioni, Insomma, questi si sono sistemati, Fuori ancora rimangono in tre o quattro. E presto il problema dell’inserimento si presenterà per i rimanenti 25, tuttora all’ex Misericordia. C’è il piano emergenza invernale che vede concorrere più soggetti e che ha come obiettivo togliere il disagio sulle strade. Di fronte ad una emergenza di persone in strada di notte si trovarono dieci posti presso La Frontiera del Sert, dieci nelle parrocchie, dieci in più a Porta Aperta. Siamo già a trenta. Comunque sia il caso dell’uscita dei pakistani in regola non passa inosservato. Spesso la burocrazia può essere veloce o lenta. E in questo periodo in cui si avvicina il super freddo e il Natale fa diventare tutti più buoni, i permessi potrebbero essere pronti allorquando per queste persone sia stato trovato un percorso di inserimento. Sarebbe un buon auspicio oltrechè una efficace sinergia. L’assessore Urbelli, parlando di migranti, fornisce il quadro: «Abbiamo dato risposta a oltre 400 migranti di oltre venti nazionalità. Il modello Modena si è caratterizzato per la presenza articolata e diffusa sul territorio e in strutture abitative che tende ad evitare l’effetto ‘ghetto’ e la sperimentazione del protocollo sul volontariato diffuso, come opportunità di integrazione e restituzione. Ma i flussi – continua Urbelli - hanno talvolta messo in seria difficoltà la capacità delle istituzioni. E resta ancor più problematica la mancanza di risposte da parte del Ministero rispetto al percorso di “uscita” dall’accoglienza e di inserimento sociale una volta ottenuto il permesso di soggiorno, poiché i territori non possono farsi completamente carico della sussistenza di decine di persone».
«Ne è un esempio – prosegue Urbelli - quanto accaduto con una quarantina di pakistani giunti in città via terra a fine estate. Solo attraverso una soluzione straordinaria individuata dall’ente locale in stretta collaborazione con la Curia e le associazioni del territorio si è riusciti a dar loro un’accoglienza d’emergenza. Ma il problema si ripropone nel momento in cui a queste persone viene rilasciato un permesso di soggiorno che consente di uscire dalla zona grigia della clandestinità, senza però predisporre risorse e un percorso per il loro inserimento sociale».
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