Alfeo Corassori dalla clandestinità alla Modena libera
Mostra e video per ricordare il primo sindaco eletto nel 46 dopo la Liberazione. Un rapporto strettissimo con la città
MODENA. «Un grande uomo e una grande storia». Sono le coordinate della straordinaria dimensione in cui vive, come evidenzia il sindaco Muzzarelli, la figura di Alfeo Corassori (1903 - 1965), primo sindaco della città dopo la Liberazione, commemorato ieri alle 17.30 in consiglio comunale nel 50° della morte.
Nella sala dei Passi Perduti è allestita la mostra “Sindaco Corassori Operaio Alfeo”, a cura di Giovanni Taurasi, dell'Istituto Storico della Resistenza, che prende il titolo dal manifesto del Cln modenese che assumeva i poteri di amministrazione e di governo di città e provincia. Il nome conteneva un errore: “Corassori” era scritto con doppia “r”.
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Un ruolo, quello di sindaco, ricoperto per 17 anni, dal 1946 al 1962, e affrontato con una visione coraggiosa per il cambiamento della città portata, anche con insediamenti produttivi, da una posizione di povertà ad un punto di riferimento avanzato nel campo dell'industria, agricoltura, sanità, scuola e servizi. E pure nel cambiamento urbanistico.
«Corassori è passato - dice Muzzarelli - attraverso esperienze di grande sofferenza. Molto forti i suoi ideali e profonda la sua umanità. Sempre in prima fila per il bene della città, con il suo riformismo coltivato dentro la cultura della rivoluzione».
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«La disponibilità a confrontarsi con i diversi ceti sociali per dare risposte» è messa in luce da Francesca Maletti, presidente del consiglio comunale, che parla anche di «coraggio, coerenza, intenso legame con la comunità modenese. Volle restare sindaco, rinunciando all'Assemblea Costituente a Roma in cui era stato eletto. È un uomo rimasto nel cuore dei modenesi».
Ne sono orgogliosi i figli Adelmo e Luciano ricordando l'onestà e la disponibilità del padre. L'affetto dei cittadini fu tangibile ai funerali: una partecipazione in massa dei modenesi. In 14 pannelli trascorre la vita di Corassori: «Era a disposizione - sostiene Taurasi - della città. Il personaggio era di grande carisma e capacità di mediazione». La sua storia va dalla semiclandestinità a Milano, dove cambia nome, nel 1926, per la sua attività di antifascista, al carcere di Volterra, Pallanza e Lucca, dopo la condanna per apologia e sospirazione; dal confino, nel 1934, nell'Isola di Ponza alla chiamata alle armi e vigilato fino al 1943, quando viene arrestato durante i 45 giorni del Governo Badoglio, perché pericoloso antifascista.
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Dalla guerra di liberazione alla clandestinità e alla sua vicenda di sindaco, con il doloroso compito di rendere l'estremo saluto agli operai dell'eccidio delle Fonderie, il 9 gennaio 1950. Ma c'è anche qualche immagine curiosa, come quella in cui Corassori osserva divertito con l'allora giovane Enrico Berlinguer, la sfida a dama tra Bruno Losi, sindaco di Carpi e Giuseppe D'Alema, in quegli anni segretario del Pc modenese.
Un video, ideato da Taurasi, con la collaborazione del regista Federico Baracchi, ripercorre la vita di Corassori, con interviste a personaggi del tempo.
La mostra, aperta fino al 20 dicembre, sarà trasferita alla Polisportiva Corassori.
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