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Lambrusco, una contromossa DOP per evitare le minacce europee

Paride Rabitti
Lambrusco, una contromossa DOP per evitare le minacce europee

 Da alcuni anni ho la fortuna di scrivere di Lambrusco ed ogni volta che posso lego a doppio nodo il vino al territorio, un proverbio del mondo enologico recita: “Un sangiovese...

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MODENA Da alcuni anni ho la fortuna di scrivere di Lambrusco ed ogni volta che posso lego a doppio nodo il vino al territorio, un proverbio del mondo enologico recita: “Un sangiovese piantato a Montalcino diventa un Brunello di Montalcino”, sintetizzando il fatto che a fare la differenza sia il territorio.

Da pochi giorni è esploso lo “scandalo” dell'Europa contro i vini italiani, si enfatizza gridando che Bruxelles vuole scipparci il Lambrusco, perché la commissione Agricoltura dell'Unione Europea sta cercando di liberalizzare tutti quei vini che non sono direttamente riconducibili ad un territorio come anche il Lambrusco, perché appunto, non prende il nome dalla zona di produzione, ma dal vitigno.

L'Unione Europea tutela il vino con un chiaro riferimento al territorio e trae ispirazione dal modello francese, ove il vino prende il nome della Regione di produzione come: Champagne, Borgogna, Bordeaux.

Inutile ora fare le vittime, scatenare sindaci, consorzi e opinione pubblica contro una Bruxelles “tiranna”, l'Europa da parecchi anni ci chiede di tutelarci legando il vino al territorio, alcuni esempi italiani che hanno compiuto passi in tale direzione li abbiamo vicini a noi come i prosecco in Veneto e il Pignoletto, la Doc Prosecco che proprio per contenere un riferimento geografico ha allargato i propri confini fino al Friuli in modo da ricomprendere il paese di Prosecco a Trieste allargando poi in Veneto la zona di produzione.

Una soluzione potrebbe essere quella di collegare il vino al paese Lambrusco, una frazione di Scandiano di Reggio Emilia, una località nuova nata nel 2013 anche se oggi è poco più di un cartellone toponomastico, per poi allargare la zona di produzione in tutta l'Emilia, da Parma a Bologna passando per Mantova, un po come accade per il Parmigiano Reggiano.

Un’altra soluzione sarebbe quella di lasciare per sempre il nome Lambrusco alle nazioni europee che vogliono produrlo e concentrarci nella valorizzazione delle nostre DOP che da oltre 40 anni sono tutelate come il Lambrusco Di Sorbara, il Lambrusco Grasparossa di Castevetro, il Lambrusco Salamino di Santa Croce e dal 2009 il Lambrusco Modena.

Ora, più che gridare all'usurpazione, andrebbe chiesto all'Europa che ci sia concesso tempo per discutere quale progetto di tutela portare fino in fondo, per la salvaguardia del vino nostrum!

* IL Lambruscologo

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