Il modenese Giorgio Altamoda: un “visionario” ai piedi delle donne
Nuova collezione di scarpe per il progetto “Menti & Talenti” Artigianalità e linee maschili nella scelta di pellami e finiture
MODENA. Se mi venisse chiesto di tracciare un breve ritratto di Giorgio Messori, mi affiderei alle parole di Henri Focillon che, nel 1998 nel suo “Estetica dei visionari”, diceva più o meno così: “I visionari formano un ordine a parte, singolare, indeterminato, in cui prendono posto talenti diversi e forse anche espressioni ineguali. Fanno trapelare talvolta ciò che vi è di più ardito e di più libero nella genialità creatrice”. Con le dovute proporzioni, questo è quello che ha fatto finora Messori, in una città molto attaccata all’apparire più che all’essere, com’è Modena, che sempre tardivamente ne ha riconosciuto il talento.
Dopo anni passati nei suoi famosi negozi del centro, le cui vetrine hanno ospitato le creazioni dei geni della moda giapponesi, fiamminghi e inglesi, dove con grande anticipo sui tempi sono stati esposti brand divenuti poi un must have negli armadi di tutti, Giorgio torna con una sua linea di scarpe il cui nome è in parte evocativo del passato ed in parte aspirazionale: Giorgio Altamoda. La linea, che a Modena è venduta nella boutique Dallari di via Emilia Centro, è parte del progetto “Menti & Talenti” ideato assieme a Giorgio Guandalini, che già tanto successo ha riscosso alla scorsa edizione di Pitti Immagine Uomo. Creare scarpe a Modena non è cosa semplice, prima di tutto perché manca l’indotto. Così, dopo un’accurata ricerca, frutto in gran parte dell’esperienza ventennale di Messori al fianco di Sergio e Gianvito Rossi, si è deciso di produrre la linea nel Padovano, nella filiera del Brenta, dove nascono anche le calzature di Dior, Yves Saint Laurent, Céline, Louis Vuitton, Givenchy e tanti altri.
«Costruire una scarpa bella, stilisticamente inappuntabile e comunque calzabile è ancora oggi una sfida. Una sfida nella quale nessun competitor straniero riesce ad eguagliarci, dove nessun produttore low cost e altamente industrializzato riesce neanche ad avvicinarsi - spiega Guandalini - Perché sono arti che si tramandano dalla notte dei tempi, e che un computer non può (ancora) simulare. Questo è quanto ho capito in alcuni mesi di scontro con artigiani calzaturieri italiani e dopo tanti “no” che mi sono sentito dire alle mie richieste, a volte pretenziose, a volte giuste.
Ma ho capito una cosa: più difficile e complesso è costruire, creare, realizzare un prodotto, più difficile è copiarlo, simularlo, ottenerlo con procedure semplificate». Da qui l'unicità del prodotto Giorgio Altamoda. «Per questa collezione autunno-inverno ho voluto rinnovare i concetti applicati alla calzatura maschile, attribuendoli a quella femminile - racconta Messori - ho utilizzato pellami tipici della scarpa da uomo, con le lavorazioni usate sempre in ambito maschile, come per esempio quella a coda di rondine che trovate sulle stringate più eleganti io l’ho trasferita su una Mary Jane molto femminile. O la décolleté in “elefante” o lo stivaletto alla caviglia che da Giorgio Altamoda acquista un mood quasi yankee». Non mancano gli stivali alti al ginocchio con il tacco da cavallerizza. E se la palette di tinte della collezione invernale riprende quelli naturali di stagione, per l'estate ci sarà un'esplosione di colori e stampe.
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