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Il piano scuola di Modena passa, altri 2 mesi per discutere degli istituti critici

di Davide Berti
Il piano scuola di Modena passa, altri 2 mesi per discutere degli istituti critici

Il Pd riesce nella mediazione con la giunta, che cambia la delibera, ma restano i dubbi sui tempi Lanfranco, Guidotti e Mattarella i casi più delicati sui quali aprire un dibattito: sarà vero confronto?

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MODENA. Qualcuno l’ha definita una delibera pilatesca. Altri una delibera attendista. Altri ancora comica.

In realtà non c’è niente da ridere, perché quello che succederà alla scuola modenese con i nuovi istituti comprensivi non è ancora chiaro. Anzi: apprezzato lo sforzo, ma molti interrogativi restano. E ieri i tanti genitori e insegnanti che hanno assistito al consiglio con tanto di magliette “Lanfranco, Io c’ero” se ne sono andati delusi.

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La riorganizzazione della rete scolastica statale di Modena sarà in dieci Istituti comprensivi, rispetto agli attuali tre. Ma con una pausa di riflessione fino al 15 febbraio, introdotta da un emendamento proposto dalla Giunta, relativamente alle situazioni più problematiche emerse dal confronto nei Consigli di Istituti e nelle assemblee con genitori e insegnanti. L’obiettivo è individuare soluzioni concretamente realizzabili per far partire tutti gli istituti comprensivi dal prossimo anno scolastico, qualora però non si riuscisse a completare il percorso nei termini previsti, in particolare per le situazioni ancora in discussione (gli istituti comprensivi che faranno riferimento alle medie Lanfranco, Guidotti e Mattarella), l’emendamento prevede la possibilità di attivare queste nuove istituzioni dall’anno scolastico 2017/2018.

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La delibera così emendata è stata approvata con il voto a favore di Pd, contrario di M5s, Per me Modena, CambiaModena, Area popolare e FI, e con l’astensione di Sel e di Futuro a sinistra. Con lo stesso voto è stato approvato anche un ordine del giorno proposto dal Pd che impegna la Giunta in un percorso di confronto, a partire dalle criticità emerse, che ricerchi la massima condivisione possibile. È stato invece respinto l’emendamento firmato da M5s, Per me Modena e CambiaModena che proponeva di far partire il piano di riorganizzazione della rete scolastica nell’anno scolastico 2017-2018 e di istituire dei tavoli di lavoro a cui dare mandato di elaborare una proposta il più possibile condivisa.

In consiglio comunale, insomma, è stato cucinato un brodino in salsa Pd che lascia col palato insoddisfatto.

Un dato politico, però, c’è e va sottolineato. Qualcuno anche dentro al partitone la causa se la era presa a cuore. Come Simona Arletti, che nel suo intervento ha spiegato i suoi dubbi arrivando a dichiarare il suo “non voto” per l’emendamento presentato dal Movimento Cinquestelle. Si poteva fare di più? Può darsi, ma almeno ha detto quello che pensava: «Non avrei votato la delibera precedente.

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L’emendamento dimostra un’apertura politica molto chiara che al confronto, che significa andare nei posti con maggiore criticità con l’apertura di cambiare le cose. Mi aspetto che ci siano dei tavoli di lavoro, con rappresentanti riconosciuti per genitori, insegnanti, personale ata, e penso che i consigli di circolo debbano essere il nostro punto di riferimento per rappresentare ogni parte. Fare una sintesi più alta di quella. Se tra due mesi sarà tutto uguale probabilmente ci dovremmo domandare se abbiamo fatto bene il nostro mestiere, perché da un confronto vero si esce cambiati: le strade sono aperte per una sintesi più alta».

Artefici della mediazione, che fino a qualche giorno fa sembrava un solo miraggio, anche il capogruppo Pd Paolo Trande e il segretario cittadino Andrea Bortolamasi. Con loro anche Antonio Carpentieri, molto onesto nell’ammettere tutti i ritardi comunicativi di una vicenda che, se fosse stata gestita meglio, avrebbe certamente ridotto i danni.

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Tra tutti gli interventi del Pd, quello più accorato è stato di Fabio Poggi, che conosce molto bene le Lanfranco e ha spiegato perché lui sia invece favorevole ad una partenza immediata: «Quando ho letto la delibera pensai subito che non l’avrei mai votata», ha spiegato all’inizio, poi ha usato una metafora molto esplicativa sul futuro smembramento della scuola: «È come un padre che ha una mela più buona delle altre, quale divide per dare da mangiare ai suoi figli».

I dubbi, dicevamo. Tanti. A cominciare dal percorso partecipativo che da qui a due mesi, secondo qualcuno, dovrebbe cambiare le cose. La realtà è che comunque, presto o tardi, i comprensivi saranno dieci e gli aggiustamenti in corso d’opera saranno, eventualmente, sempre e solo un rimedio. Mario Bussetti, consigliere del Movimento Cinquestelle, è sempre molto efficace: «Nel metodo sono successe cose gravi. Quello che appare è che la giunta ha dato un contentino ai bambini, lo zuccherino per indorare la pillola».

@dvdberti

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