Oltre mille i pazienti in cura
Da Malattie Infettive passano ogni anno un centinaio di nuovi casi di contagio
La Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali è in una palazzina a fianco del Policlinico. Questo sinora è il porto sicuro per i pazienti modenesi, almeno per quelli che hanno superato l’ansia di farsi vedere e riconoscere.
Non sono pochi infatti quelli che preferiscono andare in cura nelle città per mantenere un anonimato difficile, soprattutto con le famiglie di provenienza. Del resto la stessa regola vale anche per Modena dove non mancano bolognesi, reggiani e ferraresi: è il giro triste dei quattro cantoni, con l’alternanza di sedi per le cure e le analisi.
Anche se oltre la metà di casi seguiti da Malattie Infettive è costituito da stranieri, per quanto riguarda gli italiani l’unico problema che non si pone è quello della lingua. Per il resto le incertezze, la solitudine sono le stesse. Il primo momento è sempre quello del controllo casuale, poi c’è quello più motivato. Magari il test della saliva, “perché non si può mai sapere”, in modo da avere una risposta rapida, in mezzora neanche. Poi la prima doccia fredda quando gentilmente i volontari ti spiegano che gli esami per strada e nei luoghi di ritrovo, funzionano al 100% quando sono negativi. Se invece sono positivi non occorre drammatizzare perché potrebbe trattarsi dei cosiddetti “falsi positivi”. In quest’ultimo caso, solo se il campione si colora come da previsione, occorre ripetere il test nel laboratorio più attrezzato, che è poi quello del Policlinico. Da qui in poi inizia un percorso fatto di ricoveri, di colloqui con gli psicologi, di analisi del sangue, di cure e di incontri con altri pazienti.
«Certo che c’è bisogno dello psicologo per affrontare una malattia di questo tipo - sostiene Francesco Pellegrino, che in quasi quarant’anni di attività ha assistito migliaia di pazienti - Non è facile convivere con il virus Hiv, che sino a non molti anni fa era innominabile. E che ancora evoca oscuri scenari di contagi. Sappiamo con sicurezza che non è così, i normali rapporti quotidiani non sono a rischio, non c’è contagio in una stretta di mano, in un pranzo o in una cena assieme ad altri o usando gli stessi servizi. Per chi non è tossicodipendente, c’è la ricerca dei partner sessuali del passato a cui comunicare la propria positività per chiedere anche a loro di effettuare i test e cercare ancora la malattia.
Non è facile tutto questo, ma va fatto, e nel più breve tempo possibile, per limitare al massimo il contagio. L’appoggio psicologico è decisivo, anche perché si deve cambiare lo stile di vita». Per informazioni chiamare Asa 97 al numero 335 6193158, tutte le mattine.(s.c.)
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