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Sisma, un’altra proroga Giro di vite sugli appalti

Sisma, un’altra proroga Giro di vite sugli appalti

La scadenza per le domande di ricostruzione viene posticipata al 31 marzo Per lavorare nei cantieri servirà un certificato speciale. Collaborazioni ridotte

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Altri tre mesi di proroga per la ricostruzione post sisma. Lo ha stabilito il commissario Stefano Bonaccini, firmando l’ordinanza 51/2015 che allunga al 31 marzo la scadenza per depositare i progetti relativi ad abitazioni con danni importanti. Una proroga attesa e ormai scontata, che va incontro all’ormai evidente impossibilità di trasmettere ai Comuni tutti i piani per la abitazioni distrutte dal terremoto.

Ma l’ultimo atto sancito dal commissario prevede anche un’importante discriminante per le imprese edili che lavorano nella Bassa. Per chi proviene da fuori regione diventerà necessario presentare l’attestato di iscrizione alla Casse edile competente per territorio, da cui risulti la data di iscrizione antecedente l’inizio dei lavori. «L’obbligo - spiega la Regione - si è reso necessario per assicurare una maggiore trasparenza ed un controllo più efficace sulla regolarità contributiva delle imprese».

Ciò che invece farà discutere sono i due provvedimenti che di fatto restringono la platea di imprese utilizzabili nei cantieri. Dal 1 luglio, infatti, le imprese appaltatrici che eseguiranno lavori ammessi a contributo d’importo superiore a 258mila euro dovranno possedere un’attestazione Soa nelle categorie tipiche dei lavori edili. «Lavori di una certa entità, soprattutto di miglioramento sismico o demolizione e ricostruzione - dice la Regione - non potranno quindi essere più affidati ad imprese non strutturate e che non abbiano da anni operato nel settore del recupero del patrimonio edilizio esistente, a tutela dei cittadini che devono potersi affidare ad imprese esperte nella riparazione della propria abitazione».

Lo stesso principio varrà per i lavori di importi superiori fino ad arrivare alla categoria stabilita dal DPR 207/2010 per i lavori da eseguire col contributo pubblico, per interventi di valore superiore a 1,033 milioni. «In sostanza - conclude la Regione - crescendo l’importo dei lavori dovrà essere ricercata un’impresa sempre più strutturata in grado di affrontare impegni più rilevanti nei tempi stabiliti dalle ordinanze». Per tutti è comunque ancora valido l’istituto dell’avvalimento.

E la platea di imprese edili impiegabili si ridurrà ulteriormente per il quarto provvedimento restrittivo, relativo ai subappalti, che entra in vigore da subito e varrà per i tutti i progetti ancora da depositare in Comune. Finora, infatti, si è assistito ad una certa elasticità con imprese che si aggiudicavano anche importanti commesse per poi redistribuirle ai piccoli artigiani. «L’impresa appaltatrice - si legge nell’ordinanza - può affidare in subappalto fino al 30% dell’importo dei lavori ammessi a contributo ad imprese in possesso di idoneità tecnico professionale e che siano iscritte o abbiano avanzato domanda di iscrizione alle “white list”. Sono escluse dal calcolo del 30% le lavorazioni affidate in subappalto per categorie specialistiche». (fd)

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