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il dibattito

Baracchi: «Senza coinvolgere i prof non si può far nulla»

Nel dibattito sui comprensivi Carmelo De Lillo ha sottolineato che «su 12 Consigli d’istituto, quattro hanno detto no, esponendo criticità, ma otto, altrettanto democraticamente hanno approvato il...

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Nel dibattito sui comprensivi Carmelo De Lillo ha sottolineato che «su 12 Consigli d’istituto, quattro hanno detto no, esponendo criticità, ma otto, altrettanto democraticamente hanno approvato il progetto all’unanimità», affermando poi che «il dibattito è inevitabile perché la delibera interferisce con lo status quo di un mondo che meno di altri è incline al cambiamento e impatta direttamente nell’organizzazione della vita degli operatori e delle famiglie. Ma sulla base della mia esperienza, sono convinto che i comprensivi migliorino l’offerta formativa e che ci sia stata un’apertura verso chi onestamente è ancora scettico con la proposta». Per Grazia Baracchi la discussione avrebbe dovuto essere orientata sul merito dei comprensivi: «Su quale valore aggiunto potranno portare alla rete scolastica in termini di crescita e sviluppo degli alunni, su come accompagnare l’unitarietà del corpo docente, perché senza il coinvolgimento del personale scolastico la riforma non si potrà fare. Ma di tutto questo non si è parlato. Invece, solo discutendo delle opportunità didattiche, educative e pedagogiche dei comprensivi si sarebbe capito perchè si vuole mettere mano a una riorganizzazione così complessa». Per Futuro a Sinistra, Francesco Rocco ha contestato al sindaco di aver utilizzato «il metodo renziano, cioè riforme a suon di maggioranza, solo perché si devono fare e senza ascoltare nessuno. È mancata la partecipazione vera, che non è andare nei Quartieri con una delibera preconfezionata, anche la migliore intuizione se non è condivisa non va bene. Ho apprezzato che dopo la ribellione dei modenesi, che si sono sentiti esclusi da questa importantissima trasformazione delle scuole, si sia aperto un dibattito nel Pd e sia arrivata la proposta di mediazione. Ma queste cose andavano fatte prima, non dopo». Anche Marco Cugusi, di Sel, ha affermato di essere completamente d’accordo, nel merito, con i comprensivi: «Dobbiamo lavorare perché in questa città non ci siano scuole di serie a e di serie b. La complessità dell’operazione però richiedeva qualcosa in più dell’emendamento proposto e un rallentamento ci avrebbe permesso, non solo di condividere la proposta con le famiglie, ma di valorizzare sia i compiti dell’Amministrazione, sia le persone che lavorano nelle scuole, sia le famiglie stesse».

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