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Il governatore di Bankitalia a Modena: «Senza futuro le banche troppo piccole»

di Saverio Cioce
Il governatore di Bankitalia a Modena: «Senza futuro le banche troppo piccole»

«Se il capitale è insufficiente - ha detto Ignazio Visco ospite di un convegno all'Università di Modena - non possono reggere certi crediti a rischio» «Il tetto dei contanti deve essere basso, vanno controllati i money transfer»

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MODENA. Se il Governatore della Banca d’Italia cita una canzone di Bob Dylan per spiegare il cuore fermo dell’economia, allora vuol dire che la crisi è seria, che non è passata ed è difficile che possa essere risollevata solo con provvedimenti finanziari, magari anche a livello internazionale.

E se proprio Ignazio Visco afferma che un intreccio di fattori di rischio così profondi non l’aveva previsto nessun economista ma forse solo uno scrittore di fantascienza come Asimov, allora vuol dire che è venuto il momento di cercare strade nuove. Ad ascoltarlo ieri pomeriggio alla facoltà di Economia, non c’era solo lo stato maggiore degli economisti d’ateneo ma anche qualche manager, ufficiali della guardia di Finanza e soprattutto tanti studenti.

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A fare gli onori di casa Andrea Landi, docente di “Economia degli Intermediari finanziari”, il prorettore Riccardo Ferretti e Giovanni Solinas, direttore del Dipartimento di Economia. Solo posti in piedi dunque per ascoltare il numero uno di Bankitalia che presentava il suo libro: “Perchè i tempi stanno cambiando” (Mulino, 12 euro).

Perfettamente a suo agio nell’ambiente universitario, ha mantenuto sempre un linguaggio rigoroso ma mai noioso, trasformando le formule dell’economia in casi concreti; per molti aspetti ha ricordato le lezioni di economia di Luigi Einaudi. «Vent'anni fa - ha ricordato - partì una grande crisi che dal Messico poi passò in Asia, in Indonesia e Corea soprattutto, contagiando via via altri paesi - ha detto tra l’altro - In Corea ha pagato alti prezzi in termini di impoverimento dei mercati ma da subito i banchieri si sono posti il problema se privilegiare la stabilità del sistema o la sua efficienza. Sono gli stessi termini in cui ci dibattiamo noi in Italia e in Europa». La simpatia per il caso del minigigante orientale è arrivata dalle citazioni dei casi di scuola; dopo la crisi si sono affermati giganti nell’auto come Hyundai, Kia e Dewoo e nell’elettronica Lg e Samsung.

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Il passaggio sull’elettronica è stato fondamentale. Visco ha riassunto la velocità dei cambiamenti del settore con un solo esempio: «Qualche anno fa mi portarono a vedere i più importanti calcolatori del mondo. Mi colpì uno che costava cinque milioni di dollari; ebbene, cinque anni dopo le stesse prestazioni erano incorporate, come velocità e potenza, in un IPhone 4 da 400 dollari. In un mondo dominato dalla tecnologia molti beni possono essere prodotti con un minore apporto di lavoro. La domanda se la pose già l’economista Keynes dopo la crisi del ’29 e la ripropose trent’anni più tardi James Meade a metà degli anni Sessanta, quelli di Bob Dylan e dei Beatles, si poneva lo stesso problema. Ovvero: cosa farà la gente per avere i soldi e comprare i beni se non ci saranno posti di lavoro? C’è chi dice che nei prossimi 15 anni sparirà la metà dei lavori di oggi».

Le sue convinzioni le ha espresse con chiarezza. L’efficienza del sistema? «Per far funzionare la giustizia civile, il recupero dei crediti e la burocrazia non servono soldi ma buona volontà e buone leggi». E ancora: i costi delle banche scaricati sulla collettività? «È indispensabile il consolidamento delle banche, sono troppo frammentate, non riescono a sostenere, quando sono troppo piccole, crediti a rischio con un capitale non sufficiente. Gli istituti vanno ricapitalizzati». Gli acquisti in contante sino a tremila euro? «Bankitalia non ne fa un dramma ma è importante che resti basso e che siano molto controllati i money transfer».

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