Gazzetta di Modena

Modena

Polizia incastra rapinatore del Bar Bruciata

Telefonate, tracce sulle bottiglie di birra e poi un precedente arresto su un’auto rubata nelle vicinanze

2 MINUTI DI LETTURA





La sua performance non passò inosservata: il bandito che si fece prestare con una scusa (per mettersi a posto una scarpa) il coltello alla barista e poi con quello ferirla e rapinarla dell’incasso, oltre mille euro, ha lasciato tracce nella memoria degli attenti lettori. Tracce anche sul posto: questo bandito, un tunisino che per ore era stato a giocare alle macchinette videopoker del bar notturno alla Bruciata, ha lasciato indizi ben chiari: un numero di telefono e il suo dna. Non solo, si è pure fatto arrestare, per altri motivi, proprio nelle vicinanze del locale da lui rapinato. E così la polizia, sommate tutte le prove è andato a fargli visita in carcere, consegnandoli un ulteriore provvedimento di custodia cautelare in carcere. Era estate, era il 24 luglio scorso: Oscor Rachid, 32 anni, per combattere il caldo si era messo a bere birra e a giocare alle macchinette al bar della Bruciata. La nottata era filata via veloce, così come i suoi soldi che erano finiti tutti nelle slot. L’uomo, che via via diventava sempre più alticcio e molesto, se la prende con il mondo e anche con il proprietario delle macchinette. Aveva qualche rimostranza e così, con il proprio cellulare, ha chiamato componendo il numero che ha trovato impresso sulla macchinetta che lo aveva mandato al verde. Poi, dopo aver consumato le ultime birre, ha chiesto un coltello da cucina per sistemarsi una scarpa da ginnastica e poi l’ha usato come arma contro la barista rumena, che in breve si è vista il 34enne dietro al banco che cercava di raggiungere la cassa con i soldi. Una breve ma intesa colluttazione nella quale la donna è rimasta ferita da una coltellata all'avambraccio, poi il bandito ha arraffato i soldi ed è scappato in macchina. La telefonata al gestore delle macchinette ha rivelato il numero del cellulare, la sim apparteneva ad un prestanome, ad uno di Milano che non c’entrava nulla. Ma parecchio traffico telefonico, dai controlli successivi. è risultato venisse effettuato dalla zona di Serramazzoni, da cui sin dal principio si pensava avesse per lo meno un rifugio. Dalle bottiglie, grazie alle sue tracce biologiche, poi si è risaliti ad un dna. In settembre, proprio nei paraggi, fu controllata un auto: a bordo c’era una prostituta di Serramazzoni che si stava recando al lavoro, alla guida un tunisino, appunto Oscor Rachid. L’auto era rubata e il 32enne fu arrestato. Da qui e dai controlli incrociati successivi, la squadra mobile è arrivato a scoprire e ad incastrare l’autore della rapina.(s.to)

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