MODENA. Mobilitazione dei quattro patronati e Caf di Cgil, Cisl, Uil e Acli davanti alla sede provinciale dell'Inps a Modena per protestare contro i tagli previsti nella Legge di stabilità 2016. Patronati e Caf che già nel 2014 hanno visto ridursi le risorse di 35 milioni di euro. E ora, con il nuovo emendamento inserito nella Legge di stabilità in discussione a Roma, se approvato, vedranno un ulteriore taglio di 28 milioni di euro anche per il 2016.
Ma la cifra complessiva, spiegano all'unisono i sindacati, per il triennio 2015-2018 sarà di 284 milioni di euro. Per fare un esempio, il fondo da cui si alimentano i patronati nel 2014 ammontava a 430 milioni di euro, poi nel 2015 si è ridotto a 395 milioni e nel 2016 - se la Legge di stabilità 2016 verrà approvata in ultima lettura alla Camera- calerà a 367 milioni di euro tutto questo insieme alla riduzione dell'aliquota che alimenta il fondo stesso.
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Con il presidio, organizzato in forma unitaria, i patronati e Caf modenesi hanno espresso le loro preoccupazioni anche per le ricadute occupazionali oltre che per le prestazioni erogate ai cittadini, in materia di assistenza su fisco e previdenza. A Modena i quattro patronati contano complessivamente 85 operatori che lavorano in 71 sportelli, con la gestione di oltre 90 mila pratiche annue.
«Queste pratiche rappresentano il 61 per cento delle pratiche inviabili telematicamente all'Inps per la provincia di Modena, mentre con questi tagli da gennaio 2016 sono a rischio la funzionalità degli uffici e il corretto pagamento delle retribuzioni, ma soprattutto la tutela assistenziale e previdenziale dei cittadini. Il taglio dunque rischia di essere scaricato sull'utenza», spiegano in una nota i sindacati.
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Un rischio che descrive Maura Romagnoli, dell'Inca-Cgil: «Con le riduzioni del Governo in questo modo si tagliano servizi e assistenza a persone per pensioni e consulenze fiscali. Così non avremo più servizi da erogare, e le fasce sociali più deboli saranno costrette a fare alcune cose in modo autonomo, o a rinunciare a dei documenti. Intendiamo portare avanti questa protesta, e intanto abbiamo già inviato lettere ai parlamentari, sindaci e prefetti per sensibilizzare e chiedere di cancellare l'emendamento contenuto nella Legge di stabilità».
Sulla stessa linea Andrea Sirianni, dell'Inas-Cisl: «Il presidio e il volantinaggio serve per spiegare ai cittadini le conseguenze di questi tagli del Governo, che continua con logica dei tagli lineari in nome della riduzione della spesa, ma se questi servizi venissero svolti dallo Stato, il costo sarebbe invece di 640 milioni di euro. Questi tagli non significano riduzione della spesa».
Per Maria Angela Vicenzi dell'Ital-Uil il problema è anche di tipo occupazionale: «Con i tagli ci troveremo a non riuscire a pagare il personale e gli operatori che lavorano nei patronati, mentre le ricadute saranno sulle spalle dei cittadini, a cui verrà privato un servizio». Salvatore Ferraro del patronato Acli racconta invece il clima che vivono gli operatori degli uffici: «Siamo in agitazione e preoccupati per il nostro futuro. Ci ritroviamo in modo unitario a protestare contro dei tagli che alla fine avranno ricadute sociali su funzioni e servizi. Il Governo ha solo l'interesse di far quadrare i bilanci». E conti alla mano, secondo i sindacati, la pubblica amministrazione con il taglio strutturale previsto dalla Legge di stabilità 2016 spenderebbe molti più soldi rispetto ad oggi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA