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«Con tanti figli bisogna farsi aiutare»

di Davide Berti
«Con tanti figli bisogna farsi aiutare»

Parla Esmeralda Carrozzo: «Quando uno si sveglia, alzate anche gli altri per dare orari regolari. E togliete soprammobili...»

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Oggi, come 12 anni fa, lo stesso sorriso e la stessa serenità.

Maria Esmeralda Carrozzo è una delle poche mamme modenesi che negli ultimi anni sono state protagoniste di parti plurigemellari. Per lei tre splendidi maschietti - Riccardo, Lorenzo e Federico - che dal 17 novembre 2003 hanno cambiato la sua vita e quella del marito Francesco Frigieri. Lei avvocato, lui dentista, oggi hanno quattro figli - nel 2005 è nata anche Aurora - e sono felicissimi: «Volevamo una famiglia numerosa e possiamo ritenerci fortunati», spiega Esmeralda.

Andiamo indietro di 12 anni, cosa ricorda di quei giorni?

«Ripeto, io sono stata fortunata. I tre gemelli sono nati in salute, in pochi giorni hanno raggiunto tutti e tre i due chili e mezzo e siamo tornati a casa. Quando ci dissero che erano tre non abbiamo potuto fare altro che gioire, volevamo essere in tanti».

Ma la vita è cambiata.

«Quella sì, stravolta. Subito non te ne rendi nemmeno troppo conto. Io, per fortuna, ho avuto mia madre accanto che fin da prima del parto mi ha aiutato ad organizzare tutto al meglio».

Tipo?

«Se una mamma con tre figli della stessa età, che piangono e mangiano magari anche in momenti di diversi, vuole rimanere lucida deve avere un aiuto. Che sia una nonna, un’amica, una tata, a seconda delle possibilità che si hanno, ma l’importante è non essere sole. In quei momenti ci si sente famiglia e si capisce che chiedere aiuto non è motivo di debolezza ma una ricchezza».

Lei come ha fatto?

«Mio marito ha un lavoro che lo impegna tutta la giornata. A quell’epoca i quattro nonni lavoravano ancora tutti. Mi sono organizzata, e mi sento fortunata perché potevo farlo, con una tata che è stata al mio fianco. In quei momenti servono più di due braccia, almeno quattro. Poi ci si organizza e col buon senso si cresce con serenità».

Qualche suggerimento organizzativo?

«In ospedale furono bravissimi, li avevano già portati tutti e tre alle classiche “tre ore” tra una poppata e l’altra. Prima di mandarci a casa mi dissero di tenere duro con quei ritmi e di fare in modo che i gemelli prendessero gli stessi tempi: appena se ne sveglia uno di notte, sveglia anche gli altri, così si mangia e si dorme tutti insieme. Una mamma non può stare sveglia sempre...».

Giusto. Ma quale era il suo segreto?

«Avevo organizzato, su consiglio di un’amica, una cameretta tutta per loro per evitare di girare per casa: avevo messo un piccolo frigo, un forno microonde e non ci muoveva da lì. C’era il latte in polvere per la poppata, si scaldava e si cominciava a mangiare. Uno in braccio a me, uno a qualcun’altro, un altro poteva anche prenderlo da solo sistemando un biberon con un trucco che ci avevano insegnato in ospedale».

Momenti di difficoltà?

«Quelli ci sono, perché fare la mamma e lavorare è il mestiere più complicato del mondo e se non riesci a dormire è dura. Devi riuscire a semplificarti la vita nelle piccole cose, anche nell’organizzazione della casa».

Ovvero?

«Noi avevamo tolto qualunque cosa dai mobili, tolto tutte le sedie, messo gommapiuma agli angoli e la sala era tutta per loro, invasa dai giochi. Loro diventano il centro della tua vita, anche della casa».

E oggi?

«Oggi sono cresciuti, li vedi come formano il loro gruppo, nel quale c’è una sensibilità particolare, è un’intesa indescrivibile, magica. Sanno che sono fortunati perché possono contare uno sull’altro. E poi è arrivata Aurora, che col suo carattere “sgaggio” è perfetta per stare con tre gemelli...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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