Gay e adozioni come schiavismo: 1500 firme contro Giovanardi a Modena
Valanga di proteste per il cartellone voluto dal senatore Carlo Giovanardi e affisso in molte strade di Modena che parla di bambini venduto e adozioni gay paragonadoli, anche nelle immagini, a una tratta di schiavi. Su change.org raccolte 1.500 firme in un giorno per chiedere al sindaco Gian Carlo Muzzarelli di intervenire. Il promotore della petizione, lo psichiatra Galeazzi: messaggio che incita all’odio
MODENA. Quasi 1500 firme in un solo giorno. Sono i modenesi che hanno sottoscritto la petizione on-line su change.org contro il manifesto del senatore Carlo Giovanardi. Si legge nel testo della petizione indirizzata al sindaco Gian Carlo Muzzarelli: «A Modena si permette l'affissione di manifesti apertamente omofobi in cui le pari opportunità per le persone gay, lesbiche e transgender sono affiancate a pratiche di schiavitù e compravendita di bambini. Chiedo che il Comune metta in atto provvedimenti immediati per mettere fine a questo episodio di grave intolleranza».
La risposta del pubblico è stata immediata.
È la seconda volta che i manifesti di Giovanardi incappano nella protesta cittadina. La prima volta aveva suscitato un risata: il manifesto della coppia gay con carrozzina era stato oggetto di satira dei pubblicitari Marcello Targi e Matteo Zanfi con la fotografa Gaia Della Valle.
Questa volta la risposta è secca e intransigente: si chiede al sindaco di usare i suoi poteri per togliere subito il manifesto perché incita all’odio. Spiega il promotore della petizione on-line, lo psichiatra modenese Gian Maria Galeazzi (che parla esclusivamente in veste di cittadino): «Non è possibile camminare imbattendosi in quel manifesto che contiene vistosi messaggi traumatizzanti, omofobi, discriminanti, inneggianti all’odio. Non si può assistere impassibili a tutto questo. Perciò ho chiesto al sindaco di rimuoverlo. Muzzarelli ha tutti i poteri per farlo, può chiedere al questore di farlo rimuovere, può intervenire persino come garante per la salute della cittadinanza perché quel manifesto trasmette un malsano messaggio di violenza che può provocare gravi danni sulle persone più deboli di carattere. Può influenzare negativamente anche i giovani, che non sanno esattamente di cosa si parli, creando in loro gravi pregiudizi che possono avere ripercussione altrettanto gravi».
In realtà, appena raggiunte le mille firme alla petizione su change.org, il dottor Galeazzi aveva scritto al sindaco. «Muzzarelli ha postato su Facebook qualche frase, ma non può cavarsela trincerandosi dietro alla libertà di espressione o stigmatizzando il tutto con qualche frase di circostanza. Muzzarelli può e secondo me deve intervenire».
Scriveva Galeazzi al sindaco: «Lei come sindaco ha ampie capacità di governo della città, che non sta usando al pieno in questo caso, come qualsiasi avvocato potrà ampiamente rassicurarla. Come me la pensano più di 1000 persone che hanno firmato la petizione perché lei metta in atto azioni immediate per far cessare questa forma di inaudita violenza».
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