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Il ladro finisce... “in braccio” alla sua vittima

 Il ladro finisce... “in braccio” alla sua vittima

Furto a Massa, ritrovamento a Cavezzo, proprio davanti allo zio che aveva regalato la bici alla nipote

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CAVEZZO. Ci sono storie che sembrano un po’ favole. Favole della giustizia e del destino, una volta ogni tanto dalla parte dei bambini.

La bambina della favola, già grandicella, si chiama Alice, e abita a Massa Finalese. Il mago della favola si chiama Daniele, è lo zio di Alice e ed abita a Cavezzo. Un anno e mezzo fa lo zio Daniele ha voluto regalare una bici importante alla nipote, per la festa compleanno: una Graziella di marca Sovrana, dal colore blu intenso, quella di cui Alice, dopo averla vista, s’era invaghita.

Due settimane fa i ladri hanno rubato la bici ad Alice, in piazza a Massa. Una delle tante, razziate in questi giorni da una misteriosa banda - oggi non così misteriosa - che non sta risparmiando nessuno. Sembra ti seguano, approfittino della minima distrazione, spezzando catene e lucchetti per sparire con il bottino. Favole tristi, queste.

Venerdì. Dopo oltre un anno da quel regalo, lo zio Daniele è nella sua Cavezzo, a distanza di almeno venti chilometri da Massa. È con la compagna Fabrizia. Hanno portato il loro cane a fare due passi, nel parco quando Daniele nota un uomo che sosta di casa in casa, in sella ad una bici.

«Ci ho fatto caso - racconta lui stesso - perchè si è fermato al cancello di mia zia. Ho visto che era uno di quei tanti uomini che consegnano posta pubblicitaria. E così non ho potuto non notare il colore della Graziella. Ero sorpreso, non potevo credere che il destino me l’avesse fatta rivedere, lì così. Ma nel destino ho creduto, sono corso verso l’auto, che avevo parcheggiato nei pressi e ancora il destino mi ha materializzato davanti l’auto della polizia municipale. C’era il comandante. Trafelato, gli ho sbottato qualcosa, chiedendogli di fermare quell’uomo. E così è stato..».

Ai vigili l’uomo in bici, un pakistano che non parla una parola di italiano ma ha una regolare carta di identità italiana, ha boffonchiato di avere comprato la bici a Carpi, in via Unione Sovietica. «Da un marocchino...», ha provato a farsi capire. Il pakistano poi ha chiamato al telefono i rinforzi. Ed ecco arrivare il “datore di lavoro”, anche lui straniero, alla guida di un Ducato. «La bici l’ho comprata io, a Carpi», ha rassicurato e corretto in un buon italiano.

Sono così intervenuti i carabinieri. In caserma lo zio Daniele ha formalmente riconosciuto la bici, descritta peraltro nella denuncia, così come l’ha riconosciuta Massimo, il meccanico che gliel’aveva venduta. Quando il secondo pakistano ha compreso che sarebbe scattata una denuncia per ricettazione, ha cambiato versione: «La bici? L’ha comprata il mio collaboratore, io non c’entro».

Fatto sta che la Graziella ora è dal meccanico Massimo, per le numerose riparazioni del caso: Daniele a Natale la regalerà una seconda volta ad Alice. Perché le favole e i bambini, ogni tanto, ti fanno vincere. (ase)

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