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Porta Aperta, una storia di Modena tra l’umanità e la strada

di Alessandra P. De luca
Porta Aperta, una storia di Modena tra l’umanità e la strada

In un libro firmato da Ottani e Solieri il ritratto dell’associazione modenese Introduzione di monsignor Erio Castellucci e prefazione di don Luigi Ciotti

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MODENA. Tracciare il perimetro di ciò che ai nostri occhi è normale è un esercizio quotidiano e quasi inconsapevole. Fare il primo passo oltre quel margine e dare un colore e un paio d'occhi a quella che chiamiamo anormalità è un'esperienza di ri-conoscenza di ciò che ci circonda.

ArginiMargini è il titolo del libro che racconta l'attività dell'associazione Porta Aperta di Modena attraverso le fotografie di Luigi Ottani,  fotografo d'eccezione che non ha bisogno di presentazioni, e i testi di Laura Solieri, giornalista pubblicista e collaboratrice di diverse testate con particolare attenzione a tematiche sociali, culturali e del volontariato. Il libro, introdotto da un saluto di don Erio Castellucci, vescovo di Modena e Nonantola, è accompagnato da una prefazione di don Luigi Ciotti. Parole e immagini per dare un nome e una storia a quell'umanità che quotidianamente, appena dietro l'angolo di un portone, fa parte del nostro campo visivo in modo distratto. Normale, appunto.

Accogliere. Accogliere, allora, significa farlo prima di tutto in uno sguardo: questo, forse, il senso di una raccolta di fotografie accompagnate da testi che sappiano parlarci di una quotidianità che non sapremmo mai riconoscere come tale. Anche in questo caso, si parla di confini: i volti di chi ha incrociato Porta Aperta sono molti, ancora di più le loro storie. Poveri, tossicodipendenti, ladri, alcolisti, zingari, persone con problemi mentali: abitanti di una condizione di precarietà che etichettiamo come emarginazione, ma che non è iscritta nel destino di nessuno. Si tratta di un confine labilissimo, oltrepassato per i motivi più comuni, da una rottura familiare a un problema economico. Un passo che, in fondo, potrebbe compiere chiunque, perdendo tutto. Osservare, allora, significa anche chiedersi cosa resta: è questa anche la domanda fondamentale del film documentario di Cristiano Regina girato negli spazi di Porta Aperta, in cui ci guidano le fotografie di Luigi Ottani e i testi di Laura Solieri di questo libro. Mani, dettagli, gesti e oggetti quotidiani immortalati col colore di un'attesa. Storie raccontate in prima persona o accennate da brani abbastanza brevi per spingerci a voltare pagina cercando altre immagini che sappiano completarne la voce.

Cosa è povertà. Il quadro è composito e ci porta a riflettere sullo stesso concetto di povertà: spesso non solo economica, ma anche sociale o relazionale. C'è chi è arrivato a Modena a piedi partendo dall'Afghanistan e chi dopo anni di carcere non trova nessuna possibilità di reinserimento nella società. Chi ha venduto tutto quello che aveva per affrontare un viaggio in cui la meta ha solo la misura di una rottura, e chi in dialetto modenese racconta di essere finito per strada per il fallimento della sua attività e la conseguente impossibilità di pagare un affitto. Ci sono storie d'amore consumate in silenzio negli anfratti di una tribuna del Novi Sad. Ci sono razzismi interni e relazioni difficili da intrecciare. E le fotografie, spesso, scelgono la prospettiva di una panchina.

I volontari. A raccontarsi sono anche i volontari che hanno conosciuto Porta Aperta: per amore, per conoscenza, per aver vissuto a loro volta una condizione di emarginazione, o semplicemente a scuola. Si tratta di una realtà complessa e strutturata che comprende diverse forme di assistenza, da quella sanitaria a quella legale, dalla mensa al servizio igienico, fino alla residenza. Questo permette a chiunque dia il suo contributo di partecipare a una realtà in cui nessun gesto è a vuoto. Si tratta di un ponte tra i servizi sociali e la strada: uno spazio che trova la sua espressione migliore nella vocazione fotografica di Luigi Ottani.

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