Prematuri, a Modena 20 casi all’anno sotto il chilo
Il primario, prof. Ferrari: «Dal 2005 ad oggi moltiplicate le possibilità di sopravvivenza che raggiungono più dell’80%»
MODENA. Terapia Intensiva Neonatale, un reparto di estrema delicatezza al Policlinico dove si trattano neonati con problemi alla nascita. Tra loro anche le quattro gemelline. Sofia, Monica e Luisa, tra gli 850 grammi e il chilo di peso alla nascita, e Ivana di soli 495 grammi. Le prime tre sottoposte a ventilazione, la quarta sotto strettissima osservazione. L’eccezionale parto è un caso anomalo, non solo per Modena, tanto che l’evento ha assunto una valenza nazionale. Ne parliamo con il primario, il professor Fabrizio Ferrari.
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Professor Ferrari, il caso del parto tetragemellare è stato illustrato nella sua unicità per la genetica e l’ostetricia. Per voi della Neonatologia invece cosa rappresenta?
«Sicuramente siamo nel caso dell’eccezione. Un fenomeno raro. Neonati sotto i 500 grammi di peso ne abbiamo 1 o al massimo 2 all’anno. In questo caso la bambina più piccola delle quattro neonate ha avuto una crescita anomala in utero rispetto alle sorelline. È vero che è venuta alla luce alla ventiseiesima settimana, ma nel suo sviluppo è come se fosse alla ventiduesima».
Che differenza c’è?
«Grande. La neonata pesa quasi la metà delle sorelline e come dicevo non è sviluppata come loro. Nostro compito è rianimare questi bimbi così piccoli e gracili, se ci sono le condizioni vitali alla nascita (il pianto, ad esempio). Se sono depressi, allora noi li assistiamo».
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Cosa significa?
«Che se il neonato è così piccolo e depresso si dà l’ossigeno ma poi lasciamo che segua il suo corso naturale. Lo accudiamo al massimo livello, sia chiaro, ma si tratta di una cura compassionevole. Le speranze di farcela restano poche».
È il caso di Ivana?
«Ivana era alla ventiseiesima settimana ma è come fosse alla ventiduesima, come dicevo. Non è cresciuta bene nell’utero, a parità di condizioni delle sorelle. Per ora non possiamo fare previsioni».
Invece cosa succede ai casi analoghi che vi capitano, anche se pochissimi?
«A volte vivono un giorno, a volte tre. Dipende. Noi diamo la massima assistenza. L’aiutiamo a respirare… Non si può fare una previsione. Diciamo che i primi due giorni di vita sono quelli che chiamiamo in gergo “luna di miele” per le reazioni comunque positive. Poi subentrano spesso problemi che possono diventare irreversibili. Col passare delle ore crescono le difficoltà».
Quindi la statistica è impietosa.
«Purtroppo sì. Basta pensare che nel registro regionale si segnano i neonati da 500 grammi in su».
E le sorelline?
«Sono stabili. Sicuramente hanno più possibilità. Tutti gli anni abbiamo dai 20 ai 25 casi sotto il chilo. Sappiamo che l’80-85% ce la fa. Otto casi su dieci sopravvivono. È un dato importante. Si pensi che fino a 10 anni fa, nel 2005, le possibilità di sopravvivere erano invertite: il 90% moriva. Questo grande cambiamento che dà speranze è dovuto a nuovi farmaci, nuove cure e nuove pratiche mediche nella Neonatologia».
In serata le condizioni delle quattro neonate sono rimaste stazionarie.
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