Braccialetti per detenuti: a Modena ce ne sono troppo pochi
La protesta degli avvocati penalisti al primo giorno di astensione dalle aule: «A Modena in funzione solo 30 sui 100 che servirebbero per i detenuti»
MODENA Ore 12: il Tribunale è pressoché deserto. Solo qualche avvocato civilista è impegnato in pratiche di cancelleria. Nessuna udienza. Ieri è stata la prima giornata di astensione degli avvocati penalisti modenesi in accordo con tutti i colleghi italiani nell’ambito di una protesta che durerà fino a venerdì prossimo compreso.
Le ragioni della protesta, già spiegate al pubblico, riguardano l’indebolimento della capacità di difesa per le crescenti difficoltà di accesso alle informazioni necessarie a difendere i propri clienti e per una serie di atteggiamenti da parte della magistratura che i penalisti ritengono lesive non solo delle loro capacità di intervenire ma anche dei diritti dei loro assistiti.
I BRACCIALETTI La prima giornata è stata tutta dedicata al braccialetti elettronici, uno strumento pressoché inutilizzato fino al 2013, benché lo Stato ne avesse fatto incetta già nel 2001 con un contratto a fornitura unica della Telecom. Sono rimasti nei cassetti del Ministero di Grazia e Giustizia fino quando l’ex ministro Annamaria Cancellieri ha deciso di utilizzarli per i domiciliari in alternativa la carcere (le nostre prigioni erano sovraffollate ed erano arrivate le sanzioni europee).
Spiega l’avvocato Giampaolo Ronsisvalle: «La nostra protesta dei braccialetti vuole attirare l’attenzione sull’uso ancora troppo poco diffuso di questo strumento di controllo per chi è agli arresti domiciliari o sconta una pena a casa. Si pensi che a Modena ce ne sono disponibili se ne usano solo trenta. Sono troppo pochi, non bastano: ne servirebbero almeno cento. E il magistrato li utilizza solo per le custodie cautelari agli arresti domiciliari. Per le pene esecutive no. Si sa di un caso in Italia». Il braccialetto, insomma, è uno strumento che può alleggerire il carcere ma la fornitura è ad oggi insufficiente per il fabbisogno.
L'ASSEMBLEA L’assemblea degli avvocati aderenti alle Camere Penali di Modena “Perroux” è stata aperta dall’avvocato Vittorio Rossi ricordando l’uccisione del collega Zahir Elçi, ammazzato in strada da un sicario a Dayarbekir, in Turchia. Rossi ha ricordato che gli avvocati hanno il dovere di lottare per le libertà, non solo professionali ma anche dei loro assistiti. Un monito importante in questi giorni in cui si stanno decidendo misure restrittive contro il terrorismo.
L’avvocato Enrico Fontana, presidente delle Camere Penali, ha ricordato poi che i criteri di efficienza e quantità invocati dal Ministero possono andare a discapito della qualità dei processi. A pagare le conseguenze sono anche gli imputati che non possono avere sufficienti spazi di difesa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
