L’Antimafia convoca Di Bari, il prefetto di Modena: ascoltato fino a sera
Lungo colloquio negli uffici della procura di Bologna: il prefetto ha escluso la Ios di Bianchini e riammesso alcune imprese
BOLOGNA Alla fine di una lunga giornata di audizioni e verifiche di documenti - accertamenti che continueranno anche nei prossimi giorni per analizzare tutto il materiale ottenuto negli uffici della prefettura di Modena - i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia hanno deciso di ascoltare anche il massimo rappresentante dello Stato a Modena, il prefetto Michele Di Bari. Anche lui, come tutti gli altri funzionari - è bene ribadirlo - non risulta indagato tanto che il colloquio con i pm è funzionale soltanto ad avere un quadro complessivo dell’imponente lavoro fatto nell’ambito del terremoto.
IL PREFETTO Non va infatti scordato che Di Bari è arrivato in città soltanto nel luglio 2013 quando alcune esclusioni eccellenti (Bianchini Costruzioni) erano già stata fatte ed altre imprese erano già state anche riammesse (F.lli Baraldi). Ma negli oltre due anni di incarico, il prefetto ha firmato provvedimenti altrettanto scottanti e che hanno fatto discutere. È il caso, ad esempio, della Ios di Alessandro Bianchini, escluso dalla white list perché considerato troppo vicino al padre e quindi esposto a potenziali condizionamenti. L’accurata informativa elaborata dal Girer aveva fatto sì che il prefetto e il suo staff prendessero una decisione che qualcuno ha criticato aspramente, ma che, analizzando gli sviluppi successivi, ha avuto ripercussioni importanti non solo sulla famiglia sanfeliciana (tutta inquisita nel processo Aemilia), ma pure sul Comune di Finale, ora in attesa della decisione del Consiglio dei ministri dopo aver ospitato per tre mesi una commissione d’accesso prefettizia.
LE DITTE ESCLUSE Tra le esclusioni eccellenti sancite dal prefetto c’è poi quella della Lami di Palagano, poi reinserita e tuttora operativa nei territori terremotati. E la stessa sorte aveva sfiorato la F.lli Pilati, rapidamente affrancata e subito operativa dopo alcune voci preoccupanti, ma smentite. A ciò si aggiungono altre aziende non di primo piano, piccole imprese edili ad alto rischio condizionamento malavitoso.
Sull’audizione del prefetto, così come su quella di alcuni funzionari di viale Martiri, gli inquirenti hanno mantenuto il massimo riserbo, evitando qualsiasi commento, scegliendo di lavorare in assoluto silenzio e discrezione.
Ma la strategia dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, Marco Mescolini, Enrico Cieri e Beatrice Ronchi, affiancati dai carabinieri del Comando provinciale di Modena, è quella di ricostruire nel dettaglio tutti i passaggi che hanno portato all’esclusione delle ditte dalla white list e le operazioni che sottendono al loro reinserimento, valutando se possono esserci reati d’ufficio.
Francesco Dondi
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