Gazzetta di Modena

Modena

Retribuzioni, i modenesi tra i più pagati

di Felicia Buonomo

Con 29.947 euro a testa la provincia è al tredicesimo posto a livello nazionale per stipendi medi annui. I commenti

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L'importo sfiora i 30mila euro e il posizionamento nella classifica nazionale è alto, solo per tre posizioni fuori dalla Top ten. Si presenta così Modena nella classifica retributiva delle province italiane, che evidenzia le opportunità che la terra dei motori, della meccanica di precisione, dell'artigianato di qualità e del buon cibo riesce ancora ad offrire, nonostante gli anni della crisi economica. I dati sono quelli del report Geography Index 2015, che si basa sulle rilevazioni effettuate dal sito www.jobprincing.it relative al 2014 e al primo semestre 2015, su oltre 140mila profili di lavoratori dipendenti di aziende private.

Modena presenta una retribuzione annua lorda media pari a 29.947 euro, facendole guadagnare il tredicesimo posto nella classifica delle 110 province della Penisola. È a metà classifica nel raffronto con le altre province emiliano romagnole: un quinto posto, per una differenza rispetto alla media regionale (dove la retribuzione annua lorda media è pari a 20.894 euro) pari un 0,2%. Ma oltre i numeri ci sono le valutazioni di merito, rispetto a un territorio con specificità economiche e opportunità conseguenti. Modena ha nel suo Dna la specializzazione nelle lavorazioni, si pensi solo ai distretti industriali, come il biomedicale o la ceramica, o a filiere di rilievo europeo, come quella agroalimentare. Settori che probabilmente alzano la media delle retribuzioni nella provincia modenese, rispetto ad ambiti dove in media i livelli retributivi sono più bassi, come il turismo.

In aggiunta le relazioni industriali tradizionalmente sono sempre state di grande importanza; un aspetto che ha molto a che fare con le retribuzioni.

«L'alto posizionamento di Modena – afferma infatti Tania Scacchetti, segretario generale di Cgil Modena – è senza dubbio riconducibile a un tessuto produttivo ad alta concentrazione industriale, con settori ad alto valore aggiunto discretamente radicati nel tessuto produttivo. Ma è importante non dimenticare che si prendono in esame imprese del settore privato e tipologie di lavoratori dove e per i quali la contrattazione di secondo livello ha sempre svolto un ruolo importante».

Se si considera che ai rinnovi dei contratti nazionali, con la contrattazione di secondo livello si possono decidere anche aumenti salariali. Ma il sindacato ha uno sguardo critico. «Il campione preso in esame dal report – precisa la Scacchetti – è limitante. E questo ci impedisce di celebrare i dati che ne emergono. In primo luogo si parla di aziende private, escludendo tutto il settore pubblico che non rinnova il contratto nazionale da sette anni ad esempio. Uguale valutazione per ciò che riguarda la tipologia di lavoratori presi in esame. Sono esclusi ad esempio le partite iva, le associazioni in partecipazione, o i parasubordinati, che costituiscono un universo che è cresciuto molto in questi anni, in funzione della precarizzazione dei rapporti di lavoro». Il database di Jobprincing sembra allinearsi anche alle elaborazioni delle pmi modenesi. Gli artigiani modenesi di Cna, infatti, hanno rilevato un aumento della spesa per stipendi da parte delle imprese, «anche se rimaniamo – precisa Umberto Venturi, presidente provinciale di Cna Modena – ancora al di sotto del valori pre-crisi. Siamo in linea con un andamento economico che vede nell’anno in corso una leggerissima variazione del Pil in positivo e un debolissimo aumento dei prezzi al consumo. Non ci stupisce nemmeno la classifica di Modena: un tredicesimo posto che è la rappresentazione di un sistema manifatturiero dove l’elevata specializzazione delle imprese si rispecchia anche nelle retribuzioni».

È chiaro che indagini di questo tipo aprono il fianco a svariate valutazioni. Ad esempio sull’appeal che hanno le piccole imprese nei confronti dei giovani, che spesso hanno come obiettivo la grande industria. «Un problema culturale – prosegue Venturi – c’è scarsa considerazione per le opportunità professionali offerte dalle micro e piccole imprese. Che rappresentano invece una grande palestra professionale e contribuiscano al successo del “sistema” modenese al pari dell’industria. Le une, infatti, sono complementari dell’altra. Però spesso i piccoli non ne hanno la stessa dignità, anche agli occhi dei lavoratori».

Nessuna sorpresa rispetto al dato modenese nemmeno da Confimi Emilia. «Il dato rispecchia – dice il presidente Giovanni Gorzanelli – l'economia di un territorio che offre maggiori opportunità rispetto ad altri territori. A Modena c'è una buona percentuale di imprese che producono con livelli di valore aggiunto elevato, di conseguenza anche le maestranze hanno remunerazioni più elevate».

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