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Università, ritrovato a Reggio Emilia lo storico sigillo

Università, ritrovato a Reggio Emilia lo storico sigillo

La scoperta del reperto datato 1752 è di Alberto Cadoppi Carlo Baldi: «Ora Modena adotti questo stemma»

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Dopo vent’anni di infruttuose ricerche, in modo fortuito come spesso accade anche nelle scoperte più grandi, è stato ritrovato all’Archivio di Stato di Reggio il sigillo settecento dell’Università di Reggio. Il ritrovamento è opera del professore reggiano Alberto Cadoppi, docente di Diritto Penale all’Università di Parma ed è avvenuto mentre stava consultando documenti appartenuti al notaio reggiano Gian Manfredo Ferrari per completare una ricerca sulla Reggia di Rivalta .

Il sigillo è di forma ovale e contiene la raffigurazione della Madonna della Ghiara in alto e di San Prospero in basso, mentre attorno alle immagini in rilievo sta la scritta: Univeritas Studiorum Regii e in basso lo stemma stilizzato del Comune d Reggio. E’ un ritrovamento importante ma è molto difficile, proprio per la sua spiccata caratterizzazione reggiana, che Unimore (che ha da poco rivisitato il proprio sigillo eliminando ogni riferimento al Tricolore) possa adottarlo. «Tuttavia - come sostiene Carlo Baldi, animatore negli anni ’90 del ritorno in città dell’Ateneo - mi auguro almeno che il Rettore prenda in considerazione l’ipotesi di modificare il brutto sigillo attuale o di utilizzare anche quello ritrovato sugli attestati di laurea e in occasioni particolari».

La scoperta del sigillo risalente al 1752 che era utilizzato dall’allora Rettore dell’Università reggiana Ippolito Maioli, è l’ennesima conferma dello “scippo” perpetuato ai danni della nostra città dal duca Francesco III che nel 1772 soppresse l’Ateneo reggiano per concentrare tutti gli studi universitari a Modena.

E bisogna arrivare fino al 1988 per veder nascere l’attuale Ateneo “a rete di sedi” di Modena e Reggio.

Il sigillo ritrovato - assieme al documento conservato a Praga, in cui l’Università di Reggio compare a fianco a quella di Bologna tra quelle fondate nel XIII secolo - conferma come l’Ateneo reggiano vanti una lunga tradizione. «La scoperta del sigillo ha poi aggiunto Carlo Baldi, che per anni ha cercato e fatto cercare il sigillo - restituisce ai reggiani una chiara memoria storica dell’Università di Reggio che ora ha ritrovato lustro e prestigio e riportato in città studenti come accadeva 250 anni fa, quando l’Ateneo reggiano visse vent’anni di splendore grazie all’insegnamento di studiosi prestigiosi come Lazzaro Spallanzani e Giovanbattista Venturi».

Tutte motivazioni che non hanno però convinto finora il prorettore Riccardo Ferretti a sostenere l’opportunità di modificare l’attuale sigillo dell’Ateneo. (r.f.)

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