La Dda studia a Modena 15 riammissioni sospette
Ditte rientrate nella White list: la Procura Antimafia studia i fascicoli a caccia di irregolarità nella prefettura di Modena. Il caso della ditta Bianchini. I magistrati stanno indagando su eventuali pressioni realizzate a vari livelli per ottenere un eventuale comportamento benevolo da parte degli organi di vigilanza
MODENA. Sono almeno quindici le riammissioni alla white list al centro della nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna che per la seconda volta in pochi mesi punta i riflettori sulla Prefettura di Modena.
PREFETTURA ANCORA NEL MIRINO. L’organismo che rappresenta le istituzioni e il governo nella nostra città finisce così ancora una volta nel mirino. Perchè non si possono dimenticare le imbarazzanti intercettazioni della Dda di Napoli che, indagando sulla Cpl di Concordia, aveva scoperto frequentazioni telefoniche a dir poco sconvenienti, sul presunto scambio di favori nell’annullamento di multe.
Nessuno lo dichiara, nessuno vuole sbottonarsi, ma è evidente che se c’è un filo conduttore tra le varie aziende i cui fascicoli di white list sono stati acquisiti dalla Dda è proprio nelle modalità di riammissione, e nelle persone che hanno gestito quei fascicoli. Non solo, anche sulle persone che quei fascicoli hanno adeguatamente posto all’attenzione dell’autorità prefettizia, ai fini della riammissione nella famosa lista. E soprattutto nel mercato economico delle costruzioni - e delle ricostruzioni - che attira tante aziende in difficoltà.
Un mercato che attira anche tanti aspiranti infiltrati di matrice o indole mafiosa. I quali - all’emiliana - preferiscono entrare in affari al Nord con la copertura di ditte dall’immagine e dalle entrature locali.
IL CASO DELLA DITTA BIANCHINI. Proprio come era accaduto con la ditta Bianchini, a leggere le inequivocabili intercettazioni delle conversazioni degli ’Ndranghetisti che avevano individuata l’azienda sanfeliciana come il comodo cavallo di troia per vincere gli appalti tra San Felice, Finale e dintorni, praticando la famosa “collaborasione” che la moglie di Bianchini rimproverava in dialetto al marito, nella celeberrima intercettazione dell’inchiesta Eaemilia.
IL PREFETTO HA PARLATO PER ORE. Il prefetto di Modena, Michele di Bari, ne ha parlato per ore - in qualità di persona informata dei fatti - lunedì pomeriggio nella sede della Dda di Bologna, al riparo dalla immediata “popolarità” che l’arrivo dei carabinieri aveva innescato in mattinata in viale Martiri, nella sede della Prefettura.
Dove ieri hanno confermato, senza voler commentare, che sono stati sentiti per ore dipendenti e funzionari impegnati nella gestione delle pratiche whiet list. L’inchiesta che ha suggerito l’audizione di Di Bari, è ovvisamente inserita in un fascicolo a parte, èur nell’ambito di aemilia (che nei primi due tronconi è già arrivata all’udienza preliminare). Al prefetto - ribadivano ieri le agenzie di informazione, è stato domandato tra le altre cose della Bianchini e del suo reintegro nell’elenco. E al prefetto è stato chiesto se sul tema ha ricevuto pressioni, «anche da parte di soggetti istituzionali». Un tema già emerso in passato, e sul quale la Dda a questo punto vuol fare nuova luce. (a.setti)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
