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«Ambrisi può ancora delinquere»

di Carlo Gregori
«Ambrisi può ancora delinquere»

“Intoccabili”: le motivazioni del Riesame che hanno confermato i suoi domiciliari

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«Propensione a delinquere»: questa è la definizione che i giudici del Tribunale del Riesame di Bologna hanno dato per giustificare il fatto che Rocco Ambrisi debba restare ai domiciliari nella sua abitazione a Castellarano. Insomma, devono restare le misure cautelari per Ambrisi perché, se torna in contatto con Adamo Bonini, che invece può essere lasciato libero, potrebbe tornare a rimettere in piedi le sue attività illecite e nulla, tranne il breve periodo di arresto voluto dalla Procura di Modena, indica che non continuerebbe a delinquere. I domiciliari servono quindi «per impedire che Ambrisi possa ricontattare persone a lui collegate nella realizzazione di condotte criminose analoghe a quelle ascritte e porre in essere, nel territorio di Modena e delle province limitrofe, i reati che ha dimostrato di commettere ai danni di numerosi soggetti in difficoltà economica e che potrebbe reiterare ai danni di soggetti non attinti dalla presente indagine». Così scrivono i giudici ricordando che se Ambrisi venisse lasciato libero «emergerebbe un attuale e concreto pericolo di reiterazione dei reati».

Anche per il sottufficiale dei carabinieri un tempo in servizio alla polizia giudiziaria della Procura sono necessarie misure cautelari seppure attenuate (divieto di dimora a Modena) perché potrebbe tornare in contatto con Bonini.

Queste in sintesi le motivazioni addotte dal Tribunale del Riesame per le nuove disposizioni dopo le misure cautelari che aveva deciso il gip di Modena Eleonora De Marco: Ambrisi ai domiciliari, niente più domiciliari e quindi libertà per Bonini e divieto di soggiorno per il carabiniere. Ora che sono note le motivazioni, le difese avranno una decina di giorni per poter eventualmente ricorrere in Cassazione. L’intenzione c’è già da parte dell’avvocato Cosimo Zaccaria, che difende il carabiniere: sostiene che non si capisce come potrebbe tornare a commettere illeciti se non è più in servizio in Procura e in questi giorni non presta servizio dai carabinieri. I giudici del Riesame ribattono che, anche se è vero che il carabiniere non ha commesso atti di corruzione tipici, li avrebbe comunque reiterati mantenendo un rapporto di prestiti di denaro e di beni con Bonini mentre cercava l’accesso a notizie sulle indagine in corso su di lui. Intanto proseguono le indagini da parte dei pm Marco Niccolini e Claudia Natalini sui casi di presunte estorsioni e prestiti ad usura commessi da Ambrisi e Bonini.

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