Martino riammessi alla White list
Bastiglia. Esclusi perchè ospitarono il parente e boss Diana. I Tar: «Solo perchè temevano ritorsioni»
BASTIGLIA. Avevano chiesto alla Prefettura di Modena di rientrare nella “white list” per poter lavorare nella ricostruzione del post terremoto, ma un anno dopo la Prefettura aveva negato il permesso.
Ora il Tar annulla il provvedimento perché secondo i giudici bolognesi, oltre a un errore di parentela nella valutazione, non basta avere legami familiari seppure lontani con un pezzo grosso dei casalesi e di averlo ospitato a casa per gli arresti domiciliari per dire che quella famiglia ha rapporti con il crimine organizzato. Da un lato, la parentela significa poco anche per la giurisprudenza e dall’altro è possibile che i domiciliari li abbiano accordati a casa loro al parente scomodo per paura di ritorsioni.
Il caso trattato dai giudici di Bologna è quello della ditta di Bastiglia Martino Costruzioni srl che fa capo a quattro fratelli e lavora in prevalenza nel Modenese.
I quattro soci e fratelli non hanno pendenze giudiziarie e quindi chiedono nell’aprile 2013 alla Prefettura di essere iscritti nella “white list” in quanto non soggetti a infiltrazioni mafiose. Ma più di un anno dopo, nel maggio 2014, la Prefettura nega il permesso. Di qui il ricorso al Tar.
Tra i motivi che hanno spinto l’Ufficio del Governo in corso Martiri a negare l’accesso alla lista bianca c’è una parentela con Raffaele Diana, il celebre camorrista Rafilotto, ex Nuova camorra Organizzata con Cutolo, ex capobanda nel Modenese (è il boss che fa la spartizione dei territori del nord con Felice Maniero e la Banda del Brenta) ed ex uomo di Francesco Schiavone, “Sandokan”, capo del Clan dei Casalesi. La parentela con Rafilotto Vincenzo Martino ce l’ha, ma non è quella descritta nel rapporto: è sua moglie ad essere cugina del boss della camorra e non lui cugino della moglie di Rafilotto. Inoltre nel diniego si ricordava che Vincenzo Martino era stato imputato per estorsione. Vero. Quattordici anni fa si è fatto anche un periodo ai domiciliari. Ma poi è stato assolto dal Tribunale di Modena e ne è uscito immacolato. Infine, nel rapporto su ricorda che ha ospitato Rafilotto per un periodo di arresto domiciliari, per fare in modo che non andasse a San Cipriano. Martino ricorda le sue ragioni e secondo i giudici, in definitiva, non si può certo escludere che ospitare un parente così ingombrante non sia stato un modo per evitare ulteriori guai: vanno bene gli affetti familiari, scrive il Tar, ma potrebbe essere addirittura soggezione al Diana per timore di ritorsioni”, come si capisce del memoriale di Martino.
Dunque, avere parenti camorristi, non significa essere camorristi, soprattutto in mancanza di prove. Per questi motivi il Tar ritiene che il no della prefettura sia stato frutto di una precauzione forse eccessiva e il Tar annulla l’atto della Prefettura ridando così la possibilità alla Martino di accedere alla “white list”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
