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Bufera in prefettura: ci sono 8 indagati

Francesco Dondi
Bufera in prefettura: ci sono 8 indagati

Accertamenti su funzionari ed imprenditori. Si cercano conferme sul sistema di pressioni e accreditamenti nella white list

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MODENA. Le audizioni dei giorni scorsi hanno dato le prime indicazioni ai magistrati della procura Antimafia di Bologna. E il primo atto dei pm Marco Mescolini, Enrico Cieri e Beatrice Ronchi è stato quello di iscrivere nel registro degli indagati alcuni funzionari della prefettura di Modena. Sull’operazione gli inquirenti continuano a mantenere il massimo riserbo, azzerando i contatti e sfuggendo alle domande, ma qualcosa ha evidentemente insospettito i magistrati e i carabinieri del comando provinciale di Modena se i provvedimenti sono arrivati così rapidi, appena tre giorni dopo il blitz che ha messo a soqquadro gli uffici di viale Martiri. Dove sono stati ascoltati alcuni addetti al servizio di iscrizione alla white list, prima che lo stesso Prefetto Michele Di Bari si recasse in Procura a Bologna per essere ascoltato dai Pm antimafia come persona informata sui fatti.

Tutti i funzionari hanno spiegato come procede regolarmente il lungo iter - c’è chi attende da anni una risposta positiva o un diniego motivato - di iscrizione nella lista per effettuare i lavori nell’area del terremoto. Ma gli investigatori vogliono vederci più chiaro tanto che tra gli indagati - si parla di almeno otto persone - ci sono anche alcuni imprenditori che hanno incrociato le loro sorti con la white list. Imprenditori, soprattutto, che si erano visti esclusi e che hanno cercato un nuovo accreditamento. C’è chi ha scelto la strada istituzionale, chiedendo di essere ascoltati dal prefetto ed eventualmente presentando delle memorie difensive.

Chi si è visto riconfermare l’esclusione ha intrapreso anche la strada dei tribunali amministrativi, come raccontano le cronache degli ultimi giorni con il caso della Martino Costruzioni di Bastiglia.

Ma secondo gli inquirenti, ci sono imprese che hanno effettuato pressioni per ottenere il certificato in questione e poter così lavorare nei milionari cantieri della ricostruzione post-sisma. E sono loro quelli su cui i magistrati hanno fissato l’obiettivo.

Che tipo di pressioni hanno portato? Lecite oppure si può riscontrare l’accusa di corruzione da un lato e abuso d’ufficio dall’altro?

Un quesito a cui i carabinieri di Modena, con grande discrezione, hanno provato a dare risposte già nell’operazione di lunedì mattina, iniziata mentre in Prefettura si stava tenendo una riunione per l’ordine pubblica e la sicurezza. Qualche riscontro - evidentemente, visti gli indagati - è già stato ottenuto e adesso si passa alla fase più delicata: supportare gli indizi con prove certe e inattaccabili. Ecco perché il pressing non si fermerà e agli otto indagati sarà data una garanzia ulteriore per confermare la propria onestà.

Detto ciò, il lavoro dell’Antimafia e dell’Arma geminiana non appare terminato qui. Il sistema delle white list è stato a lungo criticato da più parti: dagli imprenditori che hanno denunciato le lungaggini della macchina burocratica e l’accanimento contro certe imprese. Un sistema, disse l’avvocato Mario Lugli, in quel momento presidente della F.lli Baraldi di Staggia, che si muove sulla base di voci e sospetti, senza prove certe né sentenze.

Una tesi più volte ripresa anche dal senatore Carlo Giovanardi, che ha più volte criticato il meccanismo delle white list, proponendo interrogazioni parlamentari fin dai tempi del caso F.lli Baraldi e arrivando persino ad ospitare nel suo studio la famiglia Bianchini per sostenerne la causa subito dopo che la Ios, l’azienda creata dopo l’interdittiva alla stessa Bianchini Costruzioni, fu raggiunta da un provvedimento di diniego del Prefetto.

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