Bursi azzera la segreteria provinciale
Il segretario: «Manca la fiducia». Richetti: «Il nemico del partito è l’ipocrisia». Per il futuro si pensa a Molinari
Un ribaltone. Dopo la direzione provinciale dell’altra sera - dove Lucia Bursi si è astenuta su un ordine del giorno di sostegno al governo e l’ala più richettiana del partito ha posto più di un problema su questo atto politico dove la forma conta ben poco - il segretario provinciale ha detto basta. Lei, in discussione, ha cacciato chi discuteva su di lei. Non male...
Così, ieri, in un pomeriggio di nebbia, sono anche calate le tenebre sul Pd. Lucia Bursi ha deciso di azzerare la segreteria provinciale del Partito democratico modenese, mantenendo la sola funzione affidata a Valerio Zanni, responsabile delle Risorse, impegnato nel lavoro di riorganizzazione della struttura interna del partito.
«Ho assunto questa decisione- spiega Lucia Bursi - perché ritengo non ammissibile che componenti della segreteria che chiedono la condivisione politica presentino poi ordini del giorno senza condivisione alcuna e senza rispettare il lavoro di altri componenti della stessa segreteria e dei rappresentanti delle istituzioni. È venuta a mancare, nei fatti, la necessaria reciproca fiducia. Adesso è, quindi, necessario ristabilire un clima e una condizione di lavoro coerenti e condivise rispetto agli obiettivi del mandato congressuale che mi è stato affidato. A tal fine sarà convocata nel mese di gennaio l'assemblea provinciale del Pd per determinare le condizioni necessarie per rilanciare l'iniziativa politica del partito modenese e dei suoi organi dirigenti». Richetti le ha subito risposto: «Decisione che si commenta da sola. Come un prete che chiude la chiesa perchè i fedeli vogliono pregare». Una frecciata che fa seguito al post su Facebook di poche ore prima a firma Matteo Richetti: «Sono oltre dieci mesi che ricevo telefonate, sussurri, bisbigli sulla assoluta necessità di cambiare la guida del Pd di Modena. Dai dirigenti più importanti, passando dagli stessi membri della sua segreteria, quelli che non presentano odg non condivisi, per intenderci. Non ho mai corrisposto a quelle considerazioni».
Richetti sembra chiamarsi fuori, ma poi spiega: «L'apoteosi la raggiunge la dichiarazione di una collega che definisce “uno sgambetto alla segretaria” l'aver proposto un documento sulla legge finanziaria (che non è proprio un dettaglio dell'azione di Governo). Abbiamo proposto documenti su finanza locale, infrastrutture, area vasta. Questo ci interessa, non fare sgambetti a qualcuno. E chi alimenta questo è proprio chi ha in mente questo. È' vero abbiamo fatto una cosa un po' fuori dall'ordinario per il Pd di Modena: riprendere a fare politica. Non lasciare tutto nelle amministrazioni, nel Governo e nel Parlamento ma ridare centralità al Partito e alla sua capacità di elaborazione. Le direzioni sono vuote per questo. Non perché mancano le regole, ma perché manca la politica». E per chi non aveva capito, rincara anche la dose: «Potremmo dare un contributo tutto insieme in questo senso, iniziando a bandire il nemico del Pd di Modena: l'ipocrisia».
Che strascichi porterà? Pesanti. È difficile pensare ad una Lucia Bursi ancora in sella al partito nei prossimi mesi. Primo nome? Filippo Molinari, sindaco di Medolla. Poi Leonardo Pastore e Fabio Braglia. L’ipotesi unitaria è un miraggio, il Pd modenese ha voglia di contarsi.
Davide Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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